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venerdì 2 maggio 2014

Un servizio... a prova d'albero (Pomikaki)!

Come faceva quel detto? “Se non vedo non credo”. Bene, cari i nostri lettori, noi di B B Blog, abbiamo pensato di applicarlo per voi alla lettera, verificando se una promessa, nel mercato di oggi, sia ancora un debito.
 
E chi abbiamo messo alla prova? Le cose sono andate così: compriamo una borsa, non una qualsiasi ma una Pomikaki (vi siete persi il post, in cui annunciavamo l'arrivo del brand a Biella? cliccate qui),  e frugando tra i vari fogli di garanzia scopriamo che possiamo ulteriormente personalizzare la nostra “bag” visitando il sito ufficiale del marchio e richiedendo gratuitamente le nostre iniziali
 
Iniziali? Sì, sugli anelli al mignolo poco ci piacevano (vi siete fatti sfuggire anche questo post? rimediate qui!) ma in questo caso la loro presenza più dicresta non ci dispiace affatto. Le iniziali vanno poste come charms alla nostra bella borsetta, ma prima di attaccarle al manico siamo state scettiche: “Vediamo se il servizio funziona!”. Una scommessa ostica, per due che fiutano sempre la "bufala".
 
Mia Bag con tanto di iniziali:
più mia di così!
 
Invece, in un paio di giorni (lode lode lode!), riceviamo una bella lettera color turchese, che accompagna le due grandi iniziali prenotate, pronte a fare la differenza tra la nostra Mia Bag e quelle altrui. Quindi, non ci resta che fare i complimenti a Pomikaki: è ancora un brand giovane, ma si distingue per la cura dei dettagli e l'attenzione ai suoi clienti. Lo ricordiamo: una promessa, sì, è debito!

mercoledì 16 aprile 2014

Lo Zuccherino di B B Blog - Porgimi il dito e saprò chi sei (mah!)

 
 Vi stiamo guardando le mani. Lo ammettiamo, per un momento non ci concentreremo su vestiti e accessori. E lo sapete il motivo? In realtà, questa è una mania che serpeggia ancora nelle grandi città; tanto che lì gioiellerie e bigiotterie straripano di simili articoli. Che - e questo rende lo Zuccherino di oggi acidissimissimo!- molti non si accontentano di regalare, ma egoisticamente e tronfiamente comprano per loro stessi. A Biella ancora non si sono fatti strada, ma temiamo il peggio: raccomandiamo attenzione e discernimento, gente! ;)
 
Di che parliamo? Prima consentiteci un passettino indietro: all'origine furono i bracciali rigidi, componibili di lettere e icone varie. Oggi, passo avanti, sono gli anelli. O meglio, le iniziali. Le vedete in foto. Applicate sopprattutto ad anelli, ma appese sovente, a mo' di medaglietta, ai braccialetti. Tendenza, questa, prettamente femminile. Mentre gli anelli personalizzati, quelli, coinvolgono anche, e sembra per ora di più, i maschietti.
 
Come a dire: ecco il sigillo reale della mia personalità. In effetti, l'anello chevalier richiama un'antica tradizione nobiliare. Ai tempi nostri, ahi noi, potrebbe al limite richiamare la "Z" di uno Zorro tutto fuorché spadaccino che, lanciata su un pugno, si stampa come un trasferello sulla guancia del rivale. O semplicemente un'alzata di cresta di chi adora gonfiare il petto portandosi in giro, al dito mignolo come vuole lo chevalier ring, il proprio "io" ("i" minuscola).
 
Ecco, gli anelli (tozzi, che meno fini non si può) marchiati da iniziali, sovente diamantate (ed è il colmo dell'auto-celebrazione), ci piacciono poco. Non hanno reale utilità estetica, se non quella di far vetrina di sè, ma in modo esagerato. Sono espressione dell'accattonaggio di una personalità che non si possiede. Ve li sconsigliamo, lettori e lettrici biellesi. E sapete anche perché? Perchè a lungo andare questo esibizionismo delle "lettere" finirà con lo sgonfiarsi da solo: sarete una D in mezzo a tante D. Su un anello tozzo. E al mignolo. Meglio sarebbe allora optare -come potete vedere in foto - per altre immagini o simboli: ci sono i classici cuori, teschi, corone (ma no!) ai più interessanti putti e unicorni. Fino, e questo ci piace molto!, a brevissime frasi. Insomma: il nome non fa mai gusto, ma il gusto - quello sì, che fa il nome!