Siamo su Facebook

Seguici con un "mi piace" sulla pagina Facebook di Bi Beautiful Blog!

Visualizzazione post con etichetta glutei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta glutei. Mostra tutti i post

giovedì 18 dicembre 2014

Ciapa Ciapet!

 Sapete, cari lettori, a volte ci chiediamo se le disgrazie non ci stiano arrivando mai sole, dacché abbiamo aperto questo blog. Perché, vedete, sempre più spesso non riusciamo a credere a ciò che ci capita fuori dalla stanza magica di B B Blog. 

 Eppure, giurin giuretta!, vi assicuriamo che quanto leggerete di seguito è la pura e semplice verità. Nient'altro che la verità. 

Protagonista una di noi, blogger e acchiappa-beghe a tempo pieno. La chiameremo (la metà di noi due) SVelina, perché - e il titolo vi aiuta a fare pronostici - mai neologismo sarebbe più affine al tema del post: gli "iacchettiani"... Ciapet. Altrimenti noti come glutei. 

Cosa c'entrano i Ciapet della nostra SVelina? Prima di tutto, vanno localizzati. Esselunga, a Biella. Corsia per soli uomini: quella in cui gli scaffali traboccano di pezzi di ricambio, per le inesperte come noi di dubbia utilità.

SVelina si introduce nella corsia con un campione di pile da scegliere. Rovista con gli occhi di falchetto predatore tra la merce. Troppo piccole. Troppo grandi. Troppo convenienti, finirà che si scaricano subito.

Analizza e analizza, mentre cerca una soluzione, sopraggiunge un commesso, che fila a sistemare i nuovi arrivi tra lampadine di varia foggia. Ed è a lui, all'esperto all'autoctono all'ancora di salvezza del fai-da-te, che SVelina si rivolge, per avere un valido aiuto nella scelta delle pile.  

Vede, ecco il campione. Sono loro? Ah, una nuova confezione da 6? Ma tu guarda! Dice, mi conviene? Allora, vada per queste pile! 

La sosta davanti all'esercito di batterie si protrae per qualche minuto. Uno straccio di tempo che Qualcuno s'azzarda a sfruttare con sorprendente sfacciataggine. Immaginate la scena, lettori: SVelina e commesso rovistano tra i prodotti bisbigliando tra loro, di spalle. E  quel Qualcuno che gira loro attorno in semicerchi concentrici, pronto per l'attacco. 

Attacco che arriva inaspettato e osceno. Click. 

Buco nell'acqua, la preda neppure percepisce il pericolo. 

Bisogna riprovare. Pronti, all'attacco! Click. 

Quello è il click che fa traboccare il vaso. SVelina realizza che una presenza, dietro di lei, sta impressionando la sua figura tra le immagini del cellulare. Si volta fiutando l'odore del Meschino e si trova davanti un ragazzino circa che, preso alla sprovvista, scappa a gambe levate. 

Un click, e ciao! I tuoi Ciapet, SVelina, sono stati trafugati e fotografati con incredibile audacia, mista a maleducazione e faccia tosta degna di un single incallito, ormonalmente sconquassato da una letargia da andropausa.

SVelina, una volta a casa, si sfoga con il primo amico che chiama. "Un classico", commenta lui, divertito. Un classico? Cioè può dirsi tradizione che, ciò che un tempo s'impremeva nella cornea di un ragazzino/ragazzo/uomo/anzianotto, oggi viaggi su una connessione internet? Magari in condivisione su Whatsapp?

Il paparazzo in pannolino forse ha immaginato di trovarsi a "No pant subway ride"? Letteralmente la "corsa senza pantaloni", che si svolge ogni anno in metropolitana in varie parti del mondo. E che in Italia (a Torino, per la precisione!), gli ricordiamo, ha avuto luogo per ora soltanto domenica 13 gennaio 2013? (in foto) 

Care biellesi, SVelina si sente di raccomandarvi attenzione: gli squali che vi studiano, circumnavigando i vostri glutei, sono in agguato. Possiate almeno voi, qualora vi capitasse di incontrarli, vendicare l'affronto subito. Fotografando lo squalo "ciapa Ciapet" e proponendogli un degno scambio: i Ciapet o il tuo onore. Quelli di SVelina saranno anonimi Ciapet, ma tu rischi di farti imprimere, caro squaletto, sulla fronte la lettera scarlatta del C. 

No, C non sta per "Ciapet". Ma per quel che, in piemontese, è l'azzeccatissimo: "Ciaparat"!   


giovedì 12 giugno 2014

Hot pants o... hot panz? Ciccia in libera uscita!

 Quando le lettere fanno la differenza, gente bi-utiful. L'abbiamo pensato ieri, mentre eravamo impegnate a bighellonare per la città, alla ricerca di una ispirazione. E, vi diremo, ci è sembrato che l'idea per questo post ci saltasse addosso con forza bruta. Sfrega gli occhi una volta, sfregali due; alla fine, non ce l'abbiamo fatta più. Deliberato: occorre, per la salvaguardia delle biellesi, un pezzullo sui famigerati "hot pants", che molte ragazzine - nella nostra morigerata cerchia provincialotta - stanno sfoggiando in piena libertà e totale estraneità ai canoni della ripetutamente schiaffeggiata eleganza.
 
Hot pants, abbiamo anticipato. Eh sì, proprio loro, i parenti poveri degli shorts. Pantaloncini ancora più micro, sgambati al punto da lasciare in vista sederini e sederoni. E qui, i nostri occhi hanno avuto seria difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti non identificati: i glutei al vento. Non ammiccanti, come erano soliti fare sotto gli shorts, o avvolti, sottovuoto, nei buoni vecchi leggings. No! Glutei scoperti in pieno pomeriggio, nessun segno di sabbia o ombrelloni a far loro da cornice.
 
Dunque, care biellesi, urge la nostra raccomandazione. Shorts sì, hot pants no. Perché se già gli shorts sono pantaloncini che lasciano a nudo le gambe in tutta la loro lunghezza e vanno trattati con le pinze, gli hot pants non si differenziano da una brasiliana. Ma, e qui speriamo che nessuna ci prenda mai in parola, passeggereste mica in micro-bikini all'Esselunga? E allora per quale biechissima ragione farlo calandosi nelle striminzite stoffe degli hot pants?
 
Si chiama "il nude da evitare in città". La moda con la M maiuscola l'ha teorizzato da tempo, ma sembra che le alte temperature sciolgano anche lo stile. Invece no, gente bi-utiful, è proprio nel periodo estivo che gli abiti vanno portati con grazia. Le pin-up sono roba vecchia (sbuffiamo tutte assieme, su!).
 
A dirla tutta, gli hot pants sono una trovata altrettanto stagionata. Se ne parlava ai tempi d'oro di Kylie Minogue o Rihanna, quando furono rilanciati da Balmain e Versace ad esempio. Oggi, in cui tutto ciò che è mignon rima con fashion (e già la rima è pacchiana, notate!), li si riscopre così, in due versioni abominevoli:
 
a) con i tacchi (l'effetto cubista è garantito);
 
La pubblicità firmata da
Oliviero Toscani
b) con canotte e top a pancia in vista (il principio dello scoprire una parte e coprire il resto va a farsi benedire, fate ciao ciao!).
 
Eppure, è il c) che più ci tormenta. Il punto è il seguente: molte ragazze indossano gli hot pants senza considerare lo spettacolo che da essi deriva. I sederini o pomodorini ciliegini di certo non stanno male, ma fanno paninara. I sederoni o mozzarelle di bufala campana si comprimono e allungano effetto spugna, buchi adiposi compresi. In questo caso, fanno panino.
 
Ohibò, questo spettacolo di ciccia e natiche in libera uscita non  risparmia neppure il giro vita. Gli hot pants sacrificati in corpi "mordibi", sembrano provocare: "Panzettina, straborda innocente, non essere da meno!".
 
Insomma, vi siete chieste se siano veri alleati? No, non lo sono. Sono i vostri nemici numero uno. Lo prova quella pubblicità che nel 1973 ha lanciato Oliviero Toscani, mago della provocazione. Eccola, qui in foto, con protagonisti proprio loro, i micro jeans Jesus Bonn. Fu scandalo il: "Chi mi ama mi segua". Forse diede fastidio più la frase che il capo in sè. E voi, sareste d'accordo con il "chi mi ama mi segua", visto che i pedinamenti, hot pants su, sono garantiti? Pensateci, e al massimo voltatevi con una certa regolarità: chi vi potrebbe seguire, potrebbe anche non piacervi...