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lunedì 30 giugno 2014

La Biella che va in bianco

Una Parigi in bianco!
Sì, avete letto bene, lettori di B B Blog. C’è una Biella che, uno dei prossimi sabati di luglio (ci è stato chiesto di non rivelare la data esatta, perdonateci!), andrà in bianco. E non sarà in una circostanza intima, ma pubblica. Si tratta, infatti, di un evento di richiamo internazionale che ha sfondato anche in Italia, in particolare a Roma e nella vicina Torino.
 
Avete capito: nel titolo abbiamo giocato sul doppio senso. Ma, credete a noi, una volta che vi avremo anticipato cosa si sta architettando nella nostra piccola città (a volte ricca di sorprese), siamo sicure che la cosa vi metterà curiosità. E che penserete: ma io un vestito bianco ce l’ho? E un tavolo? E una tovaglia bianca? E delle candele bianche?
 “Bianco” è la parola-chiave, se vogliamo raccontarvi del Biella White Dinner, che animerà per la prima volta una delle serate del luglio biellese. Altrimenti nota come Cena in Bianco, l’idea ha tra i vari organizzatori anche quelli della famosa Caccia al Tesoro con degustazione alcolica, che ogni anno da ben 7 anni raccoglie adesioni e consensi. Una buona premessa anche per la Cena in Bianco, quindi.
Ma in cosa consisterà? Tenetevi pronti perché sulla pagina Facebook di Biella White Dinner verrà svelata anche la location, che noi conosciamo ma non possiamo rivelare. Siccome, però, non stiamo nella pelle ci lasciamo sfuggire che sarà all’aperto, in un luogo simbolo della città. Data e orario sono ufficiali: sabato 19 luglio, ore 20.
 
Cena in bianco a Torino (2012)
Lo scopo? Coinvolgere sotto il segno della convivialità più persone possibili. Sbirciando la pagina Fb, abbiamo notato che i “mi piace” sono già quasi 600! Staremo a vedere in quanti si presenteranno.
 
Quello che ci stuzzica della Cena in Bianco, cari lettori, sono le sue regole. E questo la rende un evento davvero modaiolo (ufficialmente è chiamata Unconventional Dinner, e di anticonvenzionale ha parecchio oggigiorno: educazione, estetica, eleganza ed etica!). Alla base, c’è il bianco, in quanto colore che ricorda la purezza. E 5 sono le regole che i partecipanti dovranno seguire:
 
1) Il dress code è total white: dovrete partecipare vestiti completamente di bianco;
2) Niente carta e niente plastica: dovrete portarvi da casa piatti di ceramica bianca, bicchieri di vetro, tovagliolo di stoffa e posate di metallo;
3) Tavoli rettangolari o quadrati: anche i tavoli e le sedie dovranno essere vostri e si incastreranno a creare tra loro una serpentina sul suolo pubblico;
4) Fiori e candele: dettagli per abbellire il tavolo sono ben accetti;
5) Bisogna cucinarsi il cibo da casa, e ricordate: niente prenotazioni da far giungere sul posto!
 
Allora, siete anche voi dell’umore per una cena particolare come questa? Ricordate di non arrivare troppo presto o in ritardo. Lo start sarà lo stesso per tutti, si apparecchierà insieme e insieme si brinderà all’evento. Così come insieme ci si saluterà e si ripulirà la location, per non lasciare traccia di bianco.
 La partecipazione è gratuita, basta iscriversi con una una e-mail a biellawhitedinner@gmail.com, fornendo nome e cognome di ogni partecipante (se siete un gruppo basta una e-mail cumulativa). Le iscrizioni chiuderanno alla mezzanotte del 17 luglio. Lo staff è composto da un gruppo di persone che lavoreranno come volontari e hanno un nome ad hoc: white angels, angeli bianchi. Quindi, bisogna fare la propria parte, biellesi: esserci! Forza, andiamo tutti in bianco. E non preoccupatevi: è solo questione di doppio senso! ;)

domenica 29 giugno 2014

Le bugie 2.0

 Chi di voi, in vita sua, non ha mai raccontato una bugia, per giustificarsi o uscire da una situazione imbarazzante? Ebbene, col passare degli anni, le tecniche della “bugia perfetta”(o anche solo credibile) si sono evolute. Va reso grande merito all’avvento di sempre più nuove tecnologie, le quali, se da una parte ci facilitano la vita, dall’altra parte ce la ingarbugliano, segnalando ad esempio con precisione dove siamo, con chi siamo, a che ora e bla bla bla. Insomma, stiamo parlando di vere e proprie armi di distruzione di massa, dove per massa intendiamo rapporti interpersonali e, in particolare, amorosi.
 

In molti sono caduti vittime del “visualizzato alle…” del messaggio privato su Facebook. Come di quell’inghippo, sempre su Facebook, che ti segnala costantemente on line (se si ha uno smartphone), spesso a causa soltanto di una errata impostazione. Ma l’arma segreta che, secondo noi di B B Blog, sicuramente viene usata anche dalla Cia è - udite udite!- la segnalazione dell’ultimo accesso, con dovizia di orario, su Whatsapp.

Lo saprete anche voi: chi non ha mai controllato l’ultimo accesso del proprio fidanzato o della propria fidanzata? Sicuramente tutti, e tutti lì - naso sullo schermo - a friggere di curiosità.

 Questa informazione dettagliata consente, infatti, di monitorare tempi e movimenti di una persona. Ed è qui che entra in ballo la bugia 2.0. Già, perché oggi, se se ne vuole raccontare una -di balla -, bisogna tenere conto di questi elementi che potrebbero contraddire la nostra versione della verità.

La persona che frequentate se ne esce con un “Ah sì? Ma che peccato, non ho visto quel messaggio”, oppure “Ah sì? Ma che peccato, non ho avuto il cellulare con me, per tutto il giorno”. (Ohibò, ultimo esemplare di homo sapiens capace di sopravvivere per 24 ore di fila facendo a meno della oramai diagnosticata digitazione compulsiva!). Senza pensare alla possibilità di essere facilmente sgamato, contravvenendo alla regola regina di tutte le bugie: mai contraddirsi e negare fino alla morte.

In questo caso, la brutta figura è garantita. Passare per bugiardi e un po’ ingenui non è granché bello, quindi nostri cari se proprio volete affidarvi a storielle degne di Pinocchio (incluse quelle bianche), soprattutto per giustificare le vostre mancanze, state attenti: ormai tutti possono sapere tutto di tutti, e senza neanche troppa fatica. Basta un semplice click. Tenetene conto e al massimo:
a) limitate particolari che potreste dimenticare;

b) ogni aspetto della bugia deve essere verosimile e allontanarsi il più possibile dal plot di una sceneggiatura di Steven Spielberg;

c) il telefono può essere più infido di una spia russa: svela a chi non vorreste se l’avete usato e quando.

Quindi, nel caso doveste proprio costruire un castello di bugie, cercate di fare uno sforzo mentale maggiore. Perché se le balle di una volta avevano le gambe corte, quelle 2.0 hanno sicuramente la connessione lunga.

giovedì 26 giugno 2014

Biellesi sbattuti sui "giornali": è Pinibook!

Uno dei modelli di articolo satirico
su Pinibook
  Ve ne siete accorti anche voi? I biellesi stanno finendo in massa sui "giornali". E per notizie a dir poco incredibili: chi fa “20 chili di cacca” al giorno, chi diventa promotore di erotismo, chi si attesta campione di rutti. E poi ci sono ragazze alle quali hanno pignorato le tette, o improponibili vincitori del Nobel, solo per aver salvato… una formica.
Si tratta di articoli, corredati con tanto di foto e nome e cognome dei protagonisti. O meglio dei malcapitati. Sì, perché - come potete intuire, gente bi-utiful - si tratta di notizie false e tendenziose. Che vengono sadicamente fatte circolare on line, postate su Facebook, condivise da amici che, più dei parenti, finiscono col mostrarsi serpenti.
Dunque, non stupitevi se domani vostro cugino sarà autore di un’azzuffata amorosa con un piccione. Così vuole Pinibook. Avete letto bene: se sotto alla notizia esilarante compare la scritta Pinibook, potrete tirare un sospiro di sollievo. E farvi una risata!

Ma di cosa si tratta? Pinibook si descrive come il “primo scherzo sociale al mondo, nato per divertire gli utenti del web”. E infatti si tratta di uno scherzo che, in queste ore, sta raggelando chi ancora non lo conosce. Che ha fatto mio fratello? Di cosa sono incolpato io?
Dai social network, i nostri contatti possono selezionarci come “vittima”. Compilare l’apposito form, scegliendo in quale scherzetto farci cadere, e subito condividere in Rete.
Per ora su Facebook sono soltanto 600 i “mi piace” raggiunti da Pinibook, ma questa moda del sorrisetto a denti stretti sta prendendo piede. Noi abbiamo già intercettato, in poche ore, almeno 4 vittime biellesi, con relativi articoli da presa in giro.

Aspettatevi il "peggio", cari lettori. E guardatevi dagli “amici”. Possiamo consolarvi premettendo che i casi ridicoli contemplati sul sito, al momento, sono davvero risicati: giusto poco più di quelli che vi abbiamo elencato nell’attacco di questo post. Pinibook: puoi fare di meglio (o anche no, dicono i paurosi!). Siete sulle spine? Anche noi. Soprattutto perché non vorremmo che, un bel giorno, si scrivesse che la bionda e la mora di B B Blog, moda-sensibili, sono in realtà... -mmm, vediamo...- daltoniche. Ma Nooo, ve lo assicuriamo: possiamo accostare al meglio i colori, proprio come si addicono. :P

E ci vediamo anche lungo: Pinibook è in circolazione, vi avvertiamo, e farà strada! Da qui a una, due settimane al massimo. Se non aumentano le idee per gli scherzi, stilosamente parlando, entrerà di diritto nel vintage. Consigliamo un rinnovo di vetrina! Dolcetto (Zuccherino, diremmo noi) o scherzetto?! 

sabato 21 giugno 2014

Giarrettiera sì... Pedalando!

Catena da bicicletta
 Ma tu guarda se una giornata di pioggia ci può ispirare a tal punto da farci scoprire una chicca fashion dell'aerodinamica! Succede, gente bi-utiful. E tutto è partito da un (semplice banalissimo e tremendamente brutto) sacchetto di plastica. Sì, una bustina della spesa trasparente usata come cappuccio da una temeraria ciclista, sotto la pioggia dell'altro giorno.
 
Attirate da quel completo diversamente appropriato, siamo scoppiate in una considerazione preoccupata: "Ragazza, ma un impermeabile apposta lo vendono; sai? Come si può, come si fa nel 2014 a ricorrere a mezzucci fuori moda e fuori gusto? In quel sacchetto ci avrai portato a casa i pomodori ciliegini e la mozzarella di bufala campana: e tu, ti ci fai su?!".
 
Così abbiamo voluto approfondire cosa ci offre la Rete. E abbiamo trovato un sito di abbigliamento sportivo per gli amanti della bicicletta davvero modaiolo. Su mybicyclette.it, materialmente sito in Torino tra l'altro, si trova infatti una sezione dedicata esclusivamente, per dirla a parole loro, a The Fashionista's Choice. Insomma, andare in bici non significa mascherarsi da fantasmino dell'Opera. Può anche voler dire avere un certo stile.
 
Campanelli Crane
Volete alcuni esempi? Eccoli. Ci sono piaciuti i caschetti, ad esempio. Da quello fiorato per donna a quello a pois per bambine o con la bandiera inglese per i maschietti (14,95 euro). Quelli con tanto di corona sulla calotta da Principe Ranocchio sono sui 9 euro circa. Così come ci è piaciuta la possibilità di personalizzare il proprio mezzo, ordinando sul sito un kit (Fix YourBike) di pellicola decorata a piacere: dal mimetico al quadrettato al "formicato" (dateci un'occhiata!). La pellicola adesiva dura intorno ai 5 anni, si può rimuovere dal telaio facilmente senza rovinare l'originaria verniciatura: il tutto a 49 euro.   
 
Giarrettiera da bicicletta
 per gonna
E vogliamo parlare della artistica catena Kotori, contro i ladri di biciclette? Assolutamente particolare, euro 24. Fino ai salva pantaloni (15 euro), al porta vino per chi a una cenetta va su due ruote e vuol risparmiarsi tanti splash (42 euro), ai campanelli Crane decorati a mano in stile giapponese (29 euro). Ma è lei, che ingenuamente forse scopriamo con eccitazione mai provata, il vero pezzo forte: la giarrettiera da bici.
 
Avete capito bene: la giarrettiera da bici. Basta gonne svolazzanti che creano imbarazzanti siparietti. Le possiamo tenere a bada, signore e signorine. 12 euro di comodità. Si tratta di bande elastiche dotate di clip da fermare alla gamba. Ognuna è fatta a mano, per taglie diverse: dai 38 cm in giù taglia S; dai 38 cm ai 43 cm taglia M e, infine, dai 43 cm in su taglia L. Forza, prendete con noi le misure!
 
E, ancora una cosa, glielo dite voi alla ciclista "insacchettata" cosa si sta perdendo?! ;)

lunedì 16 giugno 2014

L'intimo "da spiaggia", per lui e per lei

 Cari lettori di B B Blog, vi confessiamo che eravamo titubanti sul fatto di pubblicare le foto che state vedendo in questo post. Tuttavia, l'orrore e lo sconvolgimento erano tanto ingombranti che abbiamo dovuto trovare sfogo prendendo in mano la tastiera.
 
Ebbene sì, gli occhi strabuzzano e un grande punto esclamativo illuminato a intermittenza lampeggia sulla vostra fronte (che sia di approvazione o sgomento non vogliamo sapere!). Pare proprio che in spiaggia se ne stiano vedendo delle belle. Sicure che i biellesi, per la maggior parte, si asterranno dal praticare questa nuova chiaccheratissima attività, altrimenti ribattezzata da noi "l'intimo da spiaggia", boicottiamo le nuove tendenze più becere con questo acidissimo Zuccherino!
 
Forza. Ci vuole tenacia nell'iniziare a raccontare di lui, il perizoma a laccio o G- String Thong. Il gemello della versione femminile che in Italia è stata fatta conoscere alla massa da Belén Rodriguez, quando l'argentina calcò la scena con la farfallina tatuata sull'inguine in bella vista. Erano bei tempi, osiamo commentare adesso noi; perché ciò che ne sta seguendo rischia di scaraventarci nelle viscere della Terra. Dove di "hot" troveremo ben altro.
 
In sè, il perizoma a laccio non ha colpa. Lanciato da brand specializzati in moda sexy per uomo, questa primavera veniva presentato come un capo ad altissima attrativa erotica.Un intimo per incontri caldi, insomma. E fin lì, ognuno a casa sua s'addobbi come gli pare e piace. Finché alcuni ometti di dubbia classe hanno pensato di appenderselo ai genitali, a culetto scoperto, anche in spiaggia? Certo che no, le aziende produttrici hanno pensato bene di rilanciarlo per l'estate: così, il perizoma a laccio è entrato ufficilamente nella moda mare 2014. E via di fotografie!
 
Cari boxer, cari slip. Caro sano nudo naturale, a questo punto. Non siete i soli ai quali sono state fatte le scarpe. Anche i costumi da donna, infatti, stanno rovinando nel vuoto del vuoto... Nel senso stretto del termine, perché a furia di tagliuzzare e bucare e sfilare, i modelli di "intimo da spiaggia" femminili si sono ridotti a quelli in foto. Capezzoli coprenti e genitali evidenzianti. Si tratta della degenerazione dei modelli "cut out", tutti fili, triangoli vuoti e laccetti.
 
La domanda sorge spontanea un po' a tutti: passi per la versione maschile, ma quella femminile che abbronzatura propone? Sarete a prova di griglia da barbecue o trama di zanzariera. Oltre che di decenza. Ma entrambe - abbronzatura e decenza - sono perse in partenza; quindi, rivestiamoci in riva al mare e, se non avete idee, ecco un nostro passato post su veri costumi e bikini 2014!    

domenica 15 giugno 2014

Gemelli diversi, per uomini di polso!

Gemelli Alexander McQueen
Ci avete mai fatto caso? Un uomo con al polso un paio di gemelli assume rispettabilità quasi honoris causa. Ebbene, gente di B B Blog, i famosi gemelli, simbolo dell’eleganza maschile per eccellenza, sembra proprio stiano tornando in auge, calcando le passerelle delle griffe più prestigiose.

 
Tra gli accessori maschili, soliti a cadere nel dimenticatoio e introvabili come alcune celeberrime figurine della Panini, i gemelli resuscitano ma si rinnovano, anche. Come? Portando con loro un inaspettato tocco d’ironia!
 
Ometti, preparate, dunque, per questa estate e, ve lo assicuriamo noi, anche per l'autunno-inverno 2014! Già ma camicie di che tipo? E per quali gemelli? Ecco le risposte nella piccola lista di "perle da sapere" secondo noi. Volete sfoggiare i gemelli, come alterego dei gioielli Tiffany o delle pietre preziose indossate del gentil sesso? Allora sappiate che:

a) le camicie devono essere “alla francese”, dette anche alla “moschettiere”: ovvero dotate di un doppio polsino, più lungo e rigido, ripiegato su se stesso, ovviamente con asole prive di bottone, in modo da consentire l’aggancio degli elegantissimi accessori;
 
Gemelli Lanvin
b) la nuova moda dei gemelli ne propone di svariati tipi, a seconda dell’occasione ma anche per esprimere uno stato d’animo particolare. Tant’è che Alexander McQueen li propone "Skull", a forma di teschio in versione ottone o dorata e persino smaltati (in foto, da 75 euro); mentre altri marchi come Dior, Dolce e Gabbana e Cartier giocano sulla preziosità dei materiali - non solo argento, ma soprattutto oro bianco e rosso, Lanvin col quarzo (giusto quei 245 euro dei quali non sapevamo che farcene!);
 
Gemelli Asos
c) regola assolutamente da rispettare è quella degli accostamenti: pensavate mica fosse un problema esclusivamente femminile? Beh, cari nostri maschietti dovete stare attenti, i vostri gemelli dovranno rigorosamente essere abbinati, almeno per il colore, agli altri metalli indossati, siano questi orologio o fibbia della cintura.
 
Gemelli Asos
d) vi scoraggiano i prezzi? Ma non temete, ormai anche i low cost brand si sono muniti di reinterpretazioni, a volte anche ben riuscite, dei più costosi gemelli. I migliori gemmelli, tra gli accessibili alle tasche meno panciute, sono senza dubbio quelli di ASOS, che ha lasciato galoppare la fantasia e spazia dai loghi dei supereroi come Superman e Batman(giusto per non prendersi troppo sul serio, alla modica cifra di 14 euro!) all’hamburger e patatine del Mc Donald's (vi ricorda niente la collezione di Moschino s/s 2014?), alla silouhette delle pin-up per i provocatori (11 euro). E, vai con l'inno, anche i palloni da calcio per i tifosi di questi Mondiali 2014 (11 euro, e rete!).
 
Ecco, abbiamo finito con i suggerimenti spicci. Adesso, cari signori, speriamo vi possiate sentire liberi di indossare i vostri gemelli anche nel tempo libero, con una camicia e un paio di jeans o con un blazer o un maglioncino. Certamente, darete un tocco di classe al vostro look e non passerete inosservati: gemelli diversi dal solito (uao!) e, magari, Superman al polso (uauauao!); e chi vi ferma più?!  

giovedì 12 giugno 2014

Hot pants o... hot panz? Ciccia in libera uscita!

 Quando le lettere fanno la differenza, gente bi-utiful. L'abbiamo pensato ieri, mentre eravamo impegnate a bighellonare per la città, alla ricerca di una ispirazione. E, vi diremo, ci è sembrato che l'idea per questo post ci saltasse addosso con forza bruta. Sfrega gli occhi una volta, sfregali due; alla fine, non ce l'abbiamo fatta più. Deliberato: occorre, per la salvaguardia delle biellesi, un pezzullo sui famigerati "hot pants", che molte ragazzine - nella nostra morigerata cerchia provincialotta - stanno sfoggiando in piena libertà e totale estraneità ai canoni della ripetutamente schiaffeggiata eleganza.
 
Hot pants, abbiamo anticipato. Eh sì, proprio loro, i parenti poveri degli shorts. Pantaloncini ancora più micro, sgambati al punto da lasciare in vista sederini e sederoni. E qui, i nostri occhi hanno avuto seria difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti non identificati: i glutei al vento. Non ammiccanti, come erano soliti fare sotto gli shorts, o avvolti, sottovuoto, nei buoni vecchi leggings. No! Glutei scoperti in pieno pomeriggio, nessun segno di sabbia o ombrelloni a far loro da cornice.
 
Dunque, care biellesi, urge la nostra raccomandazione. Shorts sì, hot pants no. Perché se già gli shorts sono pantaloncini che lasciano a nudo le gambe in tutta la loro lunghezza e vanno trattati con le pinze, gli hot pants non si differenziano da una brasiliana. Ma, e qui speriamo che nessuna ci prenda mai in parola, passeggereste mica in micro-bikini all'Esselunga? E allora per quale biechissima ragione farlo calandosi nelle striminzite stoffe degli hot pants?
 
Si chiama "il nude da evitare in città". La moda con la M maiuscola l'ha teorizzato da tempo, ma sembra che le alte temperature sciolgano anche lo stile. Invece no, gente bi-utiful, è proprio nel periodo estivo che gli abiti vanno portati con grazia. Le pin-up sono roba vecchia (sbuffiamo tutte assieme, su!).
 
A dirla tutta, gli hot pants sono una trovata altrettanto stagionata. Se ne parlava ai tempi d'oro di Kylie Minogue o Rihanna, quando furono rilanciati da Balmain e Versace ad esempio. Oggi, in cui tutto ciò che è mignon rima con fashion (e già la rima è pacchiana, notate!), li si riscopre così, in due versioni abominevoli:
 
a) con i tacchi (l'effetto cubista è garantito);
 
La pubblicità firmata da
Oliviero Toscani
b) con canotte e top a pancia in vista (il principio dello scoprire una parte e coprire il resto va a farsi benedire, fate ciao ciao!).
 
Eppure, è il c) che più ci tormenta. Il punto è il seguente: molte ragazze indossano gli hot pants senza considerare lo spettacolo che da essi deriva. I sederini o pomodorini ciliegini di certo non stanno male, ma fanno paninara. I sederoni o mozzarelle di bufala campana si comprimono e allungano effetto spugna, buchi adiposi compresi. In questo caso, fanno panino.
 
Ohibò, questo spettacolo di ciccia e natiche in libera uscita non  risparmia neppure il giro vita. Gli hot pants sacrificati in corpi "mordibi", sembrano provocare: "Panzettina, straborda innocente, non essere da meno!".
 
Insomma, vi siete chieste se siano veri alleati? No, non lo sono. Sono i vostri nemici numero uno. Lo prova quella pubblicità che nel 1973 ha lanciato Oliviero Toscani, mago della provocazione. Eccola, qui in foto, con protagonisti proprio loro, i micro jeans Jesus Bonn. Fu scandalo il: "Chi mi ama mi segua". Forse diede fastidio più la frase che il capo in sè. E voi, sareste d'accordo con il "chi mi ama mi segua", visto che i pedinamenti, hot pants su, sono garantiti? Pensateci, e al massimo voltatevi con una certa regolarità: chi vi potrebbe seguire, potrebbe anche non piacervi...