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lunedì 2 marzo 2015

Le 50 sfumature ci dividono in due...

 Cari lettori, vi siamo mancate? 
Ebbene, in occasione del compleanno di B B Blog (25 febbraio) abbiamo pensato a un doppio regalo scoppiettante! Ecco la nostra disputa sulle famose "Cinquanta sfumature di Grigio". Bionda favorevole, mora contraria. Voi con chi state?


Bionda-filosofia:

50 sfumature di? Su questo film ne sono state dette di tutti i colori, è stato criticato passando dalla parodia più grottesca ai post ironici di Facebook sui vecchietti (i grigi infatti). Ma cosa nasconde il film che ha comunque sbancato i botteghini dei nostri cinema? 

La bionda di B B Blog non poteva non farsi questa domanda, soprattutto perché, lo ammetto, i libri li ho letti. Non me ne vanto, certo, ma a volte quella che viene chiamata letteratura di consumo non mi dispiace. Non possiamo leggere sempre e soltanto Anna Karenina , non trovate? 
Ma passiamo alle cose serie: noi lettrici della trilogia delle sfumature eravamo preparate a delle "mancanze" nella versione cinematografica, ma la nostra curiosità era però concentrata sugli attori: come avrebbero potuto rendere le tante pagine descrittive di sentimenti (che all'inizio potremmo chiamare in altro modo ma tralasciamo ) ed emozioni? In particolare ero scettica sul fatto che non avevo una grande opinione della protagonista... Mi sembrava un po' insipida. 
Alla fine, però, ho dovuto cambiare opinione perché diciamocelo lui è solo tanto bello, con lo sguardo assassino o "strappa mutande" come definito nel libro, e alla fine dei conti la sua recitazione non viene messa a dura prova (sebbene qualcosa di duro doveva pur esserci ihihihih) . Lei invece doveva interpretare una ragazza ingenua e innocente. Risultato? Brava la nostra Dakota Johnson a rendere comici quei momenti di imbarazzo dovuto alla sua scarsa conoscenza del "sesso estremo" . 
Il film in fin dei conti doveva essere preso senza tante pretese o aspettative, d'altronde il libro a cui s'ispira e' stato un successo perché ci riproponeva una sorta di favola moderna con una punta hard. Avevate capito che si trattava di fantasia, vero? 
Gli elementi della favola ci sono tutti: lui è giovane, bello da mozzare il fiato, ricco, intelligente, competente, ci sa fare con le donne e si intuisce pure che sia ben dotato. Lei invece è giovane, inesperta, ingenua, bruttina, persa nei suoi libri di letteratura inglese, a volte diremmo noi un poco sfigata,con poco gusto nel vestire e, cosa che a noi donne infastidisce alquanto magrissima . Ovviamente i due si innamorano..... E questa come la chiamate voi se non fiaba, storia , favola o racconto di fantascienza? Se cose del genere succedono sul nostro pianeta Terra e ne siete al corrente, diteci dove è quando che di sicuro ci facciamo una capatina.
Quanto a tutti quelli che hanno polemizzato sul film, sostenendo che doveva essere vietato ai minori di 18 anni, voglio però dire una cosa: su Internet gira già talmente tanta robaccia che di sicuro non sono poche scene di nudo a compromettere la salute mentale dei nostri giovani. Il film chiaramente fa leva sul lato erotico per essere più accattivante e d'altronde quella è l'essenza del libro. Parere mio? S'è rischiato al massimo di fare due risate con le amiche. O che il fidanzato prenda spunto, per una serata intrigante. No?

 Mora-filosofia:

Bello come un dio, più ricco di Onassis e con un Stanza Rossa delle torture. È questo il cocktail letale che ha fatto di Christian Grey il nuovo sex symbol da pagina.
Chissà se Jamie Dornan, che gli presta il volto e già si nega al sequel, ha saputo fare altrettanto. Io non lo so, non mi interessa vedere; e forse manco a lui, interessa rivedersi pirata dei Caraibi introverso, evidentemente. Certo, dietro ai botteghini è stato un gran fregarsi le mani: il trailer e le anticipazioni, lanciati a spot, hanno spopolato sul web e le prevendite sono andate a ruba. D'altronde, si poteva ben prevedere: questo signor Grey, affetto da mania del controllo incontrollata, di banconote era abituato a movimentarne a mucchi, già dal primo capitolo della trilogia che ha reso famosa la sua autrice, E. L. James. Pena (e divertimento), la tortura sadomaso.
Insomma, aperte le puntate per la scommessa su quello che è stato definito l’evento cinematografico dell’anno, “Cinquanta sfumature di grigio” da romanzo in versione film, è bene sapere che, piaccia o non piaccia il genere “pornoharmony”, appassionati o detrattori possono tirare un sospiro di sollievo. Il libro ha un’utilità sociale, che non consiste soltanto nel cullare signore e signorine durante il sonno, alla scoperta dei loro desideri più impuri lasciati svolazzare allo stato brado, ma quella di servire a una nobile causa, che signore e signorine sempre loro, tornate alla realtà, potrebbero trovare ben più elettrizzante del grigio Christian Grey. Colui che piace senza merito alcuno ed è, anzi, pure un tantino patetico. Come lo sarebbe chiunque si spacci per giustiziere delle sottane e finisca, poi, per fare alla vittima il bucato. Perché così, con un innamoramento poco realistico e molto scontato, vanno le cose, dalle parti di E. L. James, che tra un capitolo e l’altro sembra aver infilato tutte le sue (banali) sporcaccissime fantasie erotiche di casalinga.
Detto fatto. Polverizzata la passata e presente produzione erotica cartacea degna di nota, il signor Grey lascerà che il pubblico biellese spii le sue malefatte, dall’altra parte dello schermo. A calarsi nei panni della finta ingenua Anastasia Steele, colei che ha smesso di fare il bucato da sé, ci sarà l’attrice Dakota Johnson, figlia di Don e di Melanie Griffith.
Senza di lei, Anastasia che di Steel(e) o acciaio ha poco o niente e sicuramente non il polso, il personaggio di Christian non avrebbe avuto seguito. Il pubblico del libro è, inevitabilmente, un parterre di donne, gli esseri umani nei quali per antonomasia alberga la propensione al masochismo e l’identificazione con le vittime. Quasi fossero loro consanguinee. Difatti, è nella consenziente Anastasia, casta a tempo perso e prode avventuriera a tempo debito, che molte lettrici finiscono con identificarsi, sognando di venire pungolate con un attizzatoio rovente.    
Ebbene, dicevamo, c’è chi ha pensato di far fruttare “Cinquanta sfumature di grigio” e l’invidia verso Ana in altro modo. Lei è Jenny Trout, blogger americana che da anni scrive dell’opera come di un’abominevole ricostruzione patinata di una sudditanza fisica e psicologica, che ricalca casi di violenza, segregazione e manipolazione di vere povere donne. La Trout ha lanciato una campagna per devolvere i soldi del biglietto del cinema a un’associazione femminile, attiva nel proprio Paese in questa difficile battaglia. I biellesi, che andranno a vedere il film o che si asterranno, possono fare la loro donazione, ad esempio, alla onlus “Casa delle Donne” di Torino.
Ecco, valga o meno il romanzo o piaccia o no il film, sarebbe un bel messaggio da parte del pubblico, incita la blogger. Non resta che dare filo da torcere alla violenza, e al signor Grey spetta, come il fair play impone, passare il controllo del gioco. D’altronde, s’è arreso all’amore, a quanto pare, il ben più combattuto Heathcliff, che stava su cime ben più tempestose, e ne ha fatte di peggio che slacciare bustini. S’accontenti, signor Grey: c’è da stendere una mezza calzetta. 

giovedì 15 gennaio 2015

Tra pesi e dentiere (parte I)

Eccoci, cari lettori! Siamo tornate, dopo la doverosa pausa natalizia. E rialziamo la saracinesca di B B Blog con un post sprintoso. O quasi. 

Dunque dunque, come ben saprete, dopo le festività cerchiamo tutti di trovare una soluzione a quei chili di troppo che tra Natale, Capodanno e Befana, si sono vigorosamente ancorati al nostro corpo. Tutti in forma, certo; ma ognuno a modo proprio. Le tecniche usate per ottenere un qualche risultato, infatti, sono varie: c'è chi decide di depurarsi con tisane ad hoc come quella al finocchio, pancia piatta e drenante con l'illusione di risolvere in qualche modo il problema (certo, e noi crediamo alla fatina dei denti!); oppure c'è chi decide di cercare su internet una dieta che gli faccia perdere peso in poco tempo, senza però pensare che altrettanto velocemente quei chili torneranno, più combattivi che mai; e ancora c'è chi decide di iniziare l'anno con un ottimo (genericissimo!) proposito: fare più esercizio fisico

Quasi tutti ci ripetiamo mentalmente, a scopo ipnotico, il mantra "devo muovermi di più, devo andare in palestra, devo fare qualcosa da qualche parte" ed è qui che si apre un ampio tra più ampi ventagli di possibilità: parecchi di noi vanno a correre, camminano in montagna o, vista la stagione, si fiondano sulle piste da sci, ma la scelta più popolare e anche la più semplice resta quella della palestra. 

Da-da-dan! Sapete che abbiamo dedicato un accorato post ai maschioni da pesi biellesi, che provvediamo subito a riportarvi qui. Adesso, però, non è di questo genere di Homo Bugellanensis che vogliamo scrivere; bensì, di ciò che ogni biellese media ha mai pensato almeno una volta nell'ultimo anno: iscriversi a un corso di pilates! 

L'anno nuovo richiama i buoni propositi quindi perché no? Fu così che la bionda di B B Blog decise di intraprendere questa missione. Premessa: la bionda in questione non è mai stata un tipo da palestra, per la verità e a dover di cronaca non le è mai piaciuta un granché. Complici le feste, ultimamente si era fissata col pilates.

"Diamogli una chance!". E la messa alla prova è arrivata: ha deciso di entrare nel tempio di queste strutture super attrezzate, stracolme di personal trainer super professionali e pronti a tutto pur di far di te una nuova Rambo in gonnella. La nostra biondina, di conseguenza, ha scelto una palestra dietro consiglio di un'amica , feedback quasi sostitutivo del gossip, e si è presentata lì per la classica lezione di prova. 

Seconda doverosa premessa: avendo già praticato pilates, era consapevole a quale destino stesse andando incontro. Era mattina, il corso ha inizio alle 10.30 ... Bene, immergiamoci nel contesto, come se fossimo lì:

La bionda arriva in anticipo, prende un materassino e si guarda attorno giusto per ingannare il tempo. Nota che la sala poco a poco si riempie. Ma di chi? Ecco che succede l'impensabile: uno dopo l'altro, entrano in sala a frotte signori e signore che, con tutto il nostro sentito rispetto, sembrano pazienti mandati in gita dal reparto geriatrico del novello ospedale di Biella. Alla destra, un signore attempato, senza molti capelli eppure abbronzato e con la pelle ovviamente raggrinzita. Alla sinistra un altro anziano. Vicino a quello una signora over 50 con evidenti problemi di ciccetta superflua...

Torniamo al presente. Era chiaro che sarebbe stata una lezione per la terza, ma che diciamo, per la quarta età. Colleghi pilatesi: zero. Possibilità di svignarsela: zero. Questo perché la nostra bionda blogger si era infilata talmente nella parte da finire col piazzarsi in prima fila, decisa a seguire meglio la lezione. Insomma, vie di fuga: zero. 

Come reagisce? Saltiamo di nuovo nella sala dell'allenamento. La bionda cerca di farsi forza: d'altronde, la lezione dovrebbe durare solo 45 minuti e se, si concentra sugli esercizi, il tempo vola come il vento. Pronta? Pilates, e dentiere. Via! 

Com'è andata A finire? A lezione conclusa, la nostra biondina si è fiondata alla reception disperata: doveva assolutamente trovare un corso adatto alla sua età... Detto fatto, il giorno dopo ha partecipato alla lezione di pilates tenuta da una certa... Caterina (la terribile Caterina), un'istruttrice russa che, a detta di molti, rende la sessione alquanto impegnativa. Insomma un piccolo Ivan Drago del pilates. 

"Ottimo, quella lezione sarà mia!"... Ma c'è da fidarsi del pilates? Il seguito nel prossimo post.

sabato 20 dicembre 2014

I magnifici 3... Cafoni!

Chi ha detto che a Natale siamo tutti più buoni? Ci stavamo pensando qualche minuto fa e davvero, cari lettori, non ci viene in mente nessun'altra fonte, se non la pubblicità di un panettone. Fonte che, essendo viziata da chiaro scopo commerciale, può permettersi di "esagerare" e lanciarsi in una campagna di evangelizzazione a tempo determinato. Giusto il mesetto, per far fuori la merce in giacenza nei magazzini. 

Già, perché a Natale si può essere buoni, ma la pratica non vale per tutti. Anzi, sembra proprio che all'incantesimo "Tana! Altruisti un po' tutti!" siano immuni proprio le persone che lavorano a contatto con il pubblico. Ovvero quegli addetti che stanno dietro a un vetro, a una cassa, a un bancone e che, per lavoro dunque per dovere, dovrebbero sorridere e rispondere a qualsiasi domanda garbatamente e che, invece, si rivolgono ai loro interlocutori (siano essi super cafoni/e o gentiluomini/gentildonne) come se avessero appena ingoiato un Habanero intero. 

Così, noi a Natale siamo come ci comportiamo durante tutto il resto dell'anno, in questo post vogliamo smascherare i più anticipati biellesi del 2014. Ovvero coloro i quali occupano il posto sbagliato, per "insufficienza di savoir faire". Eccoli, allora, i magnifici tre, veri campioni di bon ton del Biellese: 

1) il primo posto va a lei, Therry, la venditrice ambulante del mercato di piazza Falcone, che ogni lunedì arriva in città con la sua bancarella di abiti firmati. Le abbiamo dedicato un post pochi giorni fa (cliccate e leggetelo d'un fiato!);

2) il secondo posto va a un'addetta all'accoglienza dell'Esselunga, capelluta biondona, che si avvicina al bancone ancheggiando stanca e, mantenendo una smorfia di benvenuto, biascica un: "Dicaaaa" svogliato e, alla richiesta di cambiare una moneta di 2 euro in due monete da 1 o quattro da 50 centesimi, sbotta: "Guardi che per il carrello va bene anche quella da 2 euro...". Pausa che indica sdegno e superiorità di addetta all'accoglienza, appunto. E che alla risposta: "Lo sappiamo, signora. Vede, dobbiamo prendere due carrelli, non uno, infatti" si sforza di esaudire la richiesta (piuttosto modesta e innocua, non trovate?). La invitiamo, cara signora, a lanciare un'occhiata al cartello che pende sopra la sua postazione: l'area accoglienza è talmente viziata, con Lei che trasuda gentilezza da ogni poro, che ha la fragranza della flatulenza;

3) il terzo posto, infine, va a un giovane cassiere del cinema Mazzini, uno col musino alla Zac Efron, che, a una ragazza che gli chiede la possibilità di avere un ridotto e sentendosi negare la riduzione si mostra perplessa, con tono duro di saccente detentore della Verità bella e impacchettata, la svilisce (lui, 20 anni appena e lo sguardo tritatutto di uno studentello saputello) con un terribile: "Si informi". E tu, tuoniamo noi, invece di iscriverti a una qualsiasi facoltà compila il modulo e fai un bonifico al primo Corso di Galateo disponibile nelle vicinanze. Che di film cafoni ce ne arrivano a pioggia, ci manca solo il cassiere da cinepanettone!

Ve li siete segnati? Attenzione a come vi comportate con questi segugi che, appena fiutano il pericolo di dover fare uno sforzo in più, mordono rabbiosi. Voi, cari lettori e care lettrici, almeno per Natale portatevi dietro un bell'Habanero. Da lanciar loro in bocca, in caso di smascellata. Così ha fato Enea con Cerbero, e pure avvalendosi di una misera offa, focaccia di farro e miele. E ci è riuscito, l'eroe.     

giovedì 13 novembre 2014

Tutte giù per terra!

 

"Se non sorridi e non sei positiva, non è un problema. Basta essere sexy". Avete letto bene, la massima nascosta sotto alla suola di quello spendido sandalo a tacco alto (foto)? Bene, adesso potete anche dimenticarvela, ragazze biellesi. D'ora in avanti, non sarà fuori moda soltanto lei - la massima coniata per le miss tutte smorfie, ma miss a ogni costo -, ma ciò che sponsorizza: i trampoli ai piedi.
Insomma, la maggior parte di voi ragazze se ne sarà accorta. Già quest'estate i tacchi alti hanno iniziato a restare chiusi nelle loro scatole impolverate. Niente plateau, niente caviglia in allungo. Tutte iniziavano a viaggiare su sandali piatti, zeppe al massimo, e, complice il clima pseudo-autunnale, dentro agli ormai celeberrimi biker boots. Ovvero gli stivaletti che arrivano a un terzo della gamba e, sorpresa delle sorprese!, sembrano donare anche alle meno slanciate.
Sono proprio loro, i biker boots con gli anfibi e le polacchine, ad aver sconvolto lo stile della vita mondana, anche a Biella. Ci avete fatto caso? Le giraffone su tacco 12 sono ormai mosche bianche. Tutte sfoggiano un look più sbarazzino, metropolitano. Come a dire: "Dopo anni di patimenti, vogliamo rilassarci, uscire di corsa, saltare come si deve, ballare sulle punte e sui talloni". Insomma, essere libere. Autonome. Assolutamente "easy".
Provate, come abbiamo fatto noi di B B Blog. Uscite il venerdì come il sabato sera e osservate ciò che si muove sotto le vostre ginocchia. Vedrete pochissimi tacchi. E, subito, sollevate il mento per guardarvi attorno, così scoprirete un'altra novità: in alto circolano più sorrisi, espressioni piene di positività. Quanto al sexy, raffinate i gusti ( ci rivolgiamo ai maschietti, biologicamente inchiodati all'equazione tacco:bella), perché sembra soffiare un vento di ribellione. Lo sentite? Sta arrivando... "Il tallone è mio e me lo gestisco io!".

giovedì 2 ottobre 2014

La Biella del Giurassico...

Kelly Brook, ovvero
Indiana Jones in gonnella
 Avete mai pensato che, da bambini, avreste potuto diventare archeologi? La curiosità di scoprire tesori e civiltà sepolti dai secoli e di essere i primi a riportare tanta ricchezza alla luce ci ha sempre affascinate. Ma mai avremmo pensato che, alla nostra veneranda età, questo piacere della scoperta tornasse a galla come sughero.
 
Dovete sapere  che, come tante delle nostre scoperte, questa è avvenuta per caso, chiacchierando con un amico. Archeologia del linguaggio, insomma!!! Una critica molto simile a un pettegolezzo ci ha infatti spalancato la dimensione del Giurassico, e così farà anche con voi - ve lo assicuriamo -, adesso che stiamo per svelarvi cosa abbiamo tanto fantasticamente dissotterrato!
 
Ebbene, tendete le orecchie, gente bi-utiful, e risentite cos'è uscito dalla bocca di questo nostro amico: "No, davvero! Che cutu!".
 
Cutu? Ha detto "cutu"? Avete intercettato anche voi questo antico forziere di pirati, trafugato lune e lune or sono? Questo modo di dire era sparito dai compianti anni Novanta, almeno. Lo ricordiamo a malapena noi di B B Blog, che all'epoca eravamo bambine. Lo usavano i ragazzi biellesi che oggi hanno almeno una quarantina d'anni.
 
Ahahahahahaahah. La nostra prima reazione è stata questa, una risata grassoccia. Poi, però, siamo tornate serie e il nostro gusto per il modaiolo ci ha richiamate all'ordine. Chi si ricordava più di "cutu", forma alternativa a "scemo"o "tonto"! Ma, buffo quanto volete, è stato pur sempre un grande trend...
 
Meraviglioso che un ragazzo lo usi ancora oggi. "Cutu" sembra non aver perso smalto, perché in fondo - diciamocelo - le espressioni che si usano di solito sono ridotte all'osso, poco colorite, noiose. A sentire i maschietti del Duemilaepassa c'è da contorcersi dal dolore, a furia di "figa", "bomber", "loser".
 
Invece, qualcosa come "cutu" rende bene l'idea, ha un suono perfetto e non è gettonato. Insomma, può venire usato soltanto da una persona che si distingue, anche nel modo di parlare.
 
Così, archeologhe delle parole, stiamo scavando scavando scavando alla ricerca di nuovi tesori sepolti. Quali, ad esempio?
 
1) Ciula ("Sei un ciula!"): sempre nel senso di "tonto"
2) Maranza ("Quello si veste da maranza"): ovvero "tamarro"
3) Ganzata, fuori dai confini toscani: ovvero "figata"
4) Drago ("Un vero drago"): insomma, un "fico" 
 
Chissà cos'altro ci stiamo dimenticando! A voi vengono in mente altre espressioni che potremmo riutilizzare come buon vintage? Siamo tutte orecchi... Un'intera città sepolta ci attende! ("Bomber" hai i giorni contati: RIP).
 

giovedì 18 settembre 2014

Sedere su: tutto merito delle zeppe in palestra!

Le wedge sneakers di Nike:
il nuovo must!
 Cara gente bi-utiful, questo post è dedicato alle "botti piccole". Proprio così, quelle in cui c'è il vino buono, racconta il proverbio, ma che spesso devono competere con le luuuunghe bottiglie d'annata. Sapete, alle botti piccole (e una di noi due ne sa qualcosa) le scarpe da ginnastica sono sempre sembrate uno strumento di auto-distruzione della silhoutte. Già, perché se - proverbio n° 2 - l'altezza è mezza bellezza, non c'è dubbio che il tacco sia il miglior alleato di sempre. E che la suola di una scarpa da ginnastica, magari con cicciottosa linguetta in bella vista a coprire l'intera caviglia - seghi i piedi con spietata crudeltà. E così succede alla sensualità, che ogni "femmina formato mignon" in realtà merita.
 
Invece, cari nostri, un paio di anni fa sono tornate in auge le sneakers rialzate. E, quatte quatte, si sono fatte strada nelle sfilate di questa primavera 2014. A Biella, dove ogni moda è costretta ad attendere quieta alla dogana per mesi, alcune avanguardiste del territorio (noi comprese, ovviamente!), se le stanno portando in giro, in palestra come al supermercato. E, dobbiamo ammettere, sono scarpe con una marcia in più.
 
Sportive, comode, ma soprattutto alte. E per alte intendiamo capaci di slanciare la figura rendendo le gambe sottili, il passo felpato e il sedere ben ancorato alla vita. Le wedge sneakers, ovvero le scarpe con le zeppe, hanno un rialzo incorporato. Piccolo accorgimento talvolta minimo, che in certi casi vale fino a 10 centimetri in più di altezza. Insomma, care biellesi, occorre farvi sapere che "sensuali con le scarpe da ginnastica" non è più un ossimoro: si può!
 
In città, abbiamo intercettato alcuni modelli, che potete trovare lungo l'arteria della Trossi. Non sono molti, infatti, i negozi che propongono a pieni scaffali le wedge sneakers. Si tratta soprattutto di Nike e Adidas. Come sempre, però, su internet trovate un ventaglio di possibilità davvero interessante.
 
Vediamo quante di voi riusciranno a farne a meno. Fateci sapere, noi eravamo scettiche e adesso non torneremmo mai indietro. Palestra o meno, una cosa è certa: su il sedere! Basta allacciare le scarpe giuste ;)

venerdì 18 luglio 2014

Lo scotch per le tette: provare per credere!

 Oh, sì, gente bi-utiful: avete letto bene. In questo post parleremo di scotch per le tette. E non si tratta di qualcosa di fantascientifico o sadomaso, bensì di un prodotto in commercio davvero utile che, una volta conosciuto, vi invoglierà a esclamare: “Finalmente! È una vita che ti aspetto!”. E avreste ragione, lo abbiamo testato personalmente: lo scotch per tette vale l’attesa, in molti casi più di uomo.

Bene, come ogni magico incontro che si rispetti, anche questa storia ha un luogo, una data e un pizzico di casualità. Tutto ha avuto inizio il primo giorno dei saldi, sabato 5 luglio, evento che noi di B B Blog ci eravamo segnate a pennarello rosso sull’agenda. Il momento, quel 5 luglio, era finalmente arrivato e, dovete sapere, che sempre sulla nostra agenda uno dei primi negozi ai quali avremmo tentato l’assalto era Tezenis. Capirete che di assalto si è trattato, visto l’esercito di donne sprovviste di perizomi che si sono assiepate dentro, dal primo minuto di apertura della mattina; ma è l’effetto che fa il saldo al botto “subito al 50 per cento”… Ullallà, anche noi siamo cadute nella trappola a abbiamo fatto incetta del superfluo, che con gli sconti acquista quel non so che di affascinante; poi, ci siamo messe in coda, una luuuunga coda che ci ha permesso - e qui entra in gioco la casualità - di analizzare meglio la merce in esposizione. E cosa vediamo? Sì, incrociamo Lui, sulla cassa.

Ora, immaginateci pronte a spettegolare e analizzare pigiami e canotte, quando sui nostri volti spunta un grande punto esclamativo, seguito da un punto interrogativo che lo supera per dimensioni e colore. Davanti a noi, si pavoneggia un nastro trasparente simile allo scotch, che inneggia alla sua utilità. Ed ecco che il ? torna ad essere un !

“Un nastro per tette. Ma certo, come abbiamo fatto a non pensarci prima?!”. In fondo, i grandi amori si rivelano sempre da questo particolare: sembrano tutto fuorché possibili grandi amori. Dunque, non abbiamo perso tempo e ci siamo portate a casa anche lo scotch. Che sarebbe meglio descrivere come scotch per scollature vertiginose.
Ovvero per tenere ferme scollature che, se lasciate libere di esprimersi, possono creare situazioni imbarazzanti. Vi ricordate, ad esempio, dell’uscita di un seno di Janet Jackson, durante un suo famoso concerto? Cara Janet, se avessi avuto con te il nastro di cui parliamo, ti saresti risparmiata quel siparietto.

E noi? Come ci siamo trovate, invece, con questo nastro adesivo? Vi spieghiamo come si usa: porre verticalmente due strisce medio-lunghe lungo l’incavo interno dei seni, in corrispondenza dei bordi della scollatura. Fate solo attenzione a non farlo sporgere, perché qualcuno potrebbe notarlo (occhi di lince sempre guizzanti!). Semplice: l’effetto calamita è assicurato!

Ma, e qui viene il bello, il nastro adesivo risponderà anche a un’altra vostra necessità: indossare canotte o vestitini leggeri, senza che vi si intravedano i capezzoli. Eh già, signore e signorine: sentiamo le vostre urla di liberazione! Vi vorremmo, però, sentire esultare di piacere, dopo averlo provato, il nastro per tette. Forza, scotch-(t)ettatevi tutte!

sabato 21 giugno 2014

Giarrettiera sì... Pedalando!

Catena da bicicletta
 Ma tu guarda se una giornata di pioggia ci può ispirare a tal punto da farci scoprire una chicca fashion dell'aerodinamica! Succede, gente bi-utiful. E tutto è partito da un (semplice banalissimo e tremendamente brutto) sacchetto di plastica. Sì, una bustina della spesa trasparente usata come cappuccio da una temeraria ciclista, sotto la pioggia dell'altro giorno.
 
Attirate da quel completo diversamente appropriato, siamo scoppiate in una considerazione preoccupata: "Ragazza, ma un impermeabile apposta lo vendono; sai? Come si può, come si fa nel 2014 a ricorrere a mezzucci fuori moda e fuori gusto? In quel sacchetto ci avrai portato a casa i pomodori ciliegini e la mozzarella di bufala campana: e tu, ti ci fai su?!".
 
Così abbiamo voluto approfondire cosa ci offre la Rete. E abbiamo trovato un sito di abbigliamento sportivo per gli amanti della bicicletta davvero modaiolo. Su mybicyclette.it, materialmente sito in Torino tra l'altro, si trova infatti una sezione dedicata esclusivamente, per dirla a parole loro, a The Fashionista's Choice. Insomma, andare in bici non significa mascherarsi da fantasmino dell'Opera. Può anche voler dire avere un certo stile.
 
Campanelli Crane
Volete alcuni esempi? Eccoli. Ci sono piaciuti i caschetti, ad esempio. Da quello fiorato per donna a quello a pois per bambine o con la bandiera inglese per i maschietti (14,95 euro). Quelli con tanto di corona sulla calotta da Principe Ranocchio sono sui 9 euro circa. Così come ci è piaciuta la possibilità di personalizzare il proprio mezzo, ordinando sul sito un kit (Fix YourBike) di pellicola decorata a piacere: dal mimetico al quadrettato al "formicato" (dateci un'occhiata!). La pellicola adesiva dura intorno ai 5 anni, si può rimuovere dal telaio facilmente senza rovinare l'originaria verniciatura: il tutto a 49 euro.   
 
Giarrettiera da bicicletta
 per gonna
E vogliamo parlare della artistica catena Kotori, contro i ladri di biciclette? Assolutamente particolare, euro 24. Fino ai salva pantaloni (15 euro), al porta vino per chi a una cenetta va su due ruote e vuol risparmiarsi tanti splash (42 euro), ai campanelli Crane decorati a mano in stile giapponese (29 euro). Ma è lei, che ingenuamente forse scopriamo con eccitazione mai provata, il vero pezzo forte: la giarrettiera da bici.
 
Avete capito bene: la giarrettiera da bici. Basta gonne svolazzanti che creano imbarazzanti siparietti. Le possiamo tenere a bada, signore e signorine. 12 euro di comodità. Si tratta di bande elastiche dotate di clip da fermare alla gamba. Ognuna è fatta a mano, per taglie diverse: dai 38 cm in giù taglia S; dai 38 cm ai 43 cm taglia M e, infine, dai 43 cm in su taglia L. Forza, prendete con noi le misure!
 
E, ancora una cosa, glielo dite voi alla ciclista "insacchettata" cosa si sta perdendo?! ;)

lunedì 16 giugno 2014

L'intimo "da spiaggia", per lui e per lei

 Cari lettori di B B Blog, vi confessiamo che eravamo titubanti sul fatto di pubblicare le foto che state vedendo in questo post. Tuttavia, l'orrore e lo sconvolgimento erano tanto ingombranti che abbiamo dovuto trovare sfogo prendendo in mano la tastiera.
 
Ebbene sì, gli occhi strabuzzano e un grande punto esclamativo illuminato a intermittenza lampeggia sulla vostra fronte (che sia di approvazione o sgomento non vogliamo sapere!). Pare proprio che in spiaggia se ne stiano vedendo delle belle. Sicure che i biellesi, per la maggior parte, si asterranno dal praticare questa nuova chiaccheratissima attività, altrimenti ribattezzata da noi "l'intimo da spiaggia", boicottiamo le nuove tendenze più becere con questo acidissimo Zuccherino!
 
Forza. Ci vuole tenacia nell'iniziare a raccontare di lui, il perizoma a laccio o G- String Thong. Il gemello della versione femminile che in Italia è stata fatta conoscere alla massa da Belén Rodriguez, quando l'argentina calcò la scena con la farfallina tatuata sull'inguine in bella vista. Erano bei tempi, osiamo commentare adesso noi; perché ciò che ne sta seguendo rischia di scaraventarci nelle viscere della Terra. Dove di "hot" troveremo ben altro.
 
In sè, il perizoma a laccio non ha colpa. Lanciato da brand specializzati in moda sexy per uomo, questa primavera veniva presentato come un capo ad altissima attrativa erotica.Un intimo per incontri caldi, insomma. E fin lì, ognuno a casa sua s'addobbi come gli pare e piace. Finché alcuni ometti di dubbia classe hanno pensato di appenderselo ai genitali, a culetto scoperto, anche in spiaggia? Certo che no, le aziende produttrici hanno pensato bene di rilanciarlo per l'estate: così, il perizoma a laccio è entrato ufficilamente nella moda mare 2014. E via di fotografie!
 
Cari boxer, cari slip. Caro sano nudo naturale, a questo punto. Non siete i soli ai quali sono state fatte le scarpe. Anche i costumi da donna, infatti, stanno rovinando nel vuoto del vuoto... Nel senso stretto del termine, perché a furia di tagliuzzare e bucare e sfilare, i modelli di "intimo da spiaggia" femminili si sono ridotti a quelli in foto. Capezzoli coprenti e genitali evidenzianti. Si tratta della degenerazione dei modelli "cut out", tutti fili, triangoli vuoti e laccetti.
 
La domanda sorge spontanea un po' a tutti: passi per la versione maschile, ma quella femminile che abbronzatura propone? Sarete a prova di griglia da barbecue o trama di zanzariera. Oltre che di decenza. Ma entrambe - abbronzatura e decenza - sono perse in partenza; quindi, rivestiamoci in riva al mare e, se non avete idee, ecco un nostro passato post su veri costumi e bikini 2014!    

giovedì 12 giugno 2014

Hot pants o... hot panz? Ciccia in libera uscita!

 Quando le lettere fanno la differenza, gente bi-utiful. L'abbiamo pensato ieri, mentre eravamo impegnate a bighellonare per la città, alla ricerca di una ispirazione. E, vi diremo, ci è sembrato che l'idea per questo post ci saltasse addosso con forza bruta. Sfrega gli occhi una volta, sfregali due; alla fine, non ce l'abbiamo fatta più. Deliberato: occorre, per la salvaguardia delle biellesi, un pezzullo sui famigerati "hot pants", che molte ragazzine - nella nostra morigerata cerchia provincialotta - stanno sfoggiando in piena libertà e totale estraneità ai canoni della ripetutamente schiaffeggiata eleganza.
 
Hot pants, abbiamo anticipato. Eh sì, proprio loro, i parenti poveri degli shorts. Pantaloncini ancora più micro, sgambati al punto da lasciare in vista sederini e sederoni. E qui, i nostri occhi hanno avuto seria difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti non identificati: i glutei al vento. Non ammiccanti, come erano soliti fare sotto gli shorts, o avvolti, sottovuoto, nei buoni vecchi leggings. No! Glutei scoperti in pieno pomeriggio, nessun segno di sabbia o ombrelloni a far loro da cornice.
 
Dunque, care biellesi, urge la nostra raccomandazione. Shorts sì, hot pants no. Perché se già gli shorts sono pantaloncini che lasciano a nudo le gambe in tutta la loro lunghezza e vanno trattati con le pinze, gli hot pants non si differenziano da una brasiliana. Ma, e qui speriamo che nessuna ci prenda mai in parola, passeggereste mica in micro-bikini all'Esselunga? E allora per quale biechissima ragione farlo calandosi nelle striminzite stoffe degli hot pants?
 
Si chiama "il nude da evitare in città". La moda con la M maiuscola l'ha teorizzato da tempo, ma sembra che le alte temperature sciolgano anche lo stile. Invece no, gente bi-utiful, è proprio nel periodo estivo che gli abiti vanno portati con grazia. Le pin-up sono roba vecchia (sbuffiamo tutte assieme, su!).
 
A dirla tutta, gli hot pants sono una trovata altrettanto stagionata. Se ne parlava ai tempi d'oro di Kylie Minogue o Rihanna, quando furono rilanciati da Balmain e Versace ad esempio. Oggi, in cui tutto ciò che è mignon rima con fashion (e già la rima è pacchiana, notate!), li si riscopre così, in due versioni abominevoli:
 
a) con i tacchi (l'effetto cubista è garantito);
 
La pubblicità firmata da
Oliviero Toscani
b) con canotte e top a pancia in vista (il principio dello scoprire una parte e coprire il resto va a farsi benedire, fate ciao ciao!).
 
Eppure, è il c) che più ci tormenta. Il punto è il seguente: molte ragazze indossano gli hot pants senza considerare lo spettacolo che da essi deriva. I sederini o pomodorini ciliegini di certo non stanno male, ma fanno paninara. I sederoni o mozzarelle di bufala campana si comprimono e allungano effetto spugna, buchi adiposi compresi. In questo caso, fanno panino.
 
Ohibò, questo spettacolo di ciccia e natiche in libera uscita non  risparmia neppure il giro vita. Gli hot pants sacrificati in corpi "mordibi", sembrano provocare: "Panzettina, straborda innocente, non essere da meno!".
 
Insomma, vi siete chieste se siano veri alleati? No, non lo sono. Sono i vostri nemici numero uno. Lo prova quella pubblicità che nel 1973 ha lanciato Oliviero Toscani, mago della provocazione. Eccola, qui in foto, con protagonisti proprio loro, i micro jeans Jesus Bonn. Fu scandalo il: "Chi mi ama mi segua". Forse diede fastidio più la frase che il capo in sè. E voi, sareste d'accordo con il "chi mi ama mi segua", visto che i pedinamenti, hot pants su, sono garantiti? Pensateci, e al massimo voltatevi con una certa regolarità: chi vi potrebbe seguire, potrebbe anche non piacervi...
 
  

venerdì 7 marzo 2014

Lo Zuccherino di B B Blog - L'8 marzo: rigorosamente con gli uomini!

 8 marzo: siamo alla porte della famigerata Festa della Donna (oppercarità, ogni anno la stessa badilata!). State già meditando che serata folle trascorrere domani, rigorosamente con le amiche? Per carità, ragazze, ripensateci!
 
Non lasciatevi trascinare in giro unendovi a gruppi starnazzanti, come le scolaresche in gita. Velo pietoso su chi accetta di farsi ungere dal sudore di un palestrato in perizoma, seminudo e tendenzialmente calvo.
 
Con le amiche si sta quando si vuole, si rimorchia tutto l'anno (non temete l'estate è vicina, la minigonna girombelicale la metteremo presto, lasciatela ancora sonnecchiare in armadio che la fame aiuta la linea) e si starnazza anche in ufficio, figuratevi!
 
La nuova hit è, semmai, l'esatto opposto: state con gli uomini, divertitevi con loro, scherzate, fatevi anche coccolare. Siano amici, fratelli, fidanzati o mariti. Vedrete, vi sentirete meglio. E sopprattutto, più donne! Ah, auguri!

mercoledì 5 marzo 2014

Sexy in felpa... (Che) coraggio!

Una delle felpe con le bocche
di Au jour le jour

 Mollicce, con i tasconi porta-tutto da marsupiale, spesse all'esagerazione. Le felpe sono da sempre state considerate l'alter-ego del pigiama. E se noi vi scrivessimo qui, adesso: "Sexy in felpa? Si può!", come la prendereste?
Avete letto bene, gente bi-utiful, oggi vogliamo parlare di loro, le felpe, che fino a poco tempo fa facevano parte dell’abbigliamento sportivo, ma che, secondo gli ultimi trend, stanno conquistando un posto d’onore sull’altare della moda.
Una conquista che si può avvistare anche da noi, in città. Per una rivalutazione generale del termine "sportivo" (avete letto delle scarpe fluo, ad esempio?). Il  via è stato dato da vari marchi, primo su tutti Au jour le jour, che con la sua felpa,  strabordante di bocche rosso laccate (ma è tutta un'esplosione di foglie, fiori, occhi, animali come panda, anatroccoli, gorilla e dinosauri... A proposito, vi siete soffermarti sulla ridondanza delle stampe in generale?),  ha diffuso un vero e proprio virus, contagiando fra tanti anche i brand low cost (aguzzate gli occhi, al centro commerciale) come H&M, Tally Weijl e Alcott. Jeremy Scott, il direttore artistico di Moschino per intenderci che a febbraio ha lanciato le t-shirt e accessori rivisitati ispirandosi a un celebre marchio di fast food (non citiamolo, facciamo le politicamente corrette!), già nel 2008 s'era sbizzarrito con scritte ironiche che ricordavano lo stile Tiffany. Adesso compariranno sulla scena scritte paiettate, glitterate, art print, motivi leopardati fino ai fumetti, senza dimenticare i pezzi forti: righe e pois, come i colori fluo. Insomma, non c’è che da sbizzarrirsi, non trovate?
Noi di Bi Beautiful Blog troviamo divertenti e potenzialmente sexy questo nuovo genere di felpe, ma vi raccomandiamo: assolutamente out quelle a tinta unita. Fanno troppo "Desperate Housewives", sì le casalinghe disperate quelle della tv (a Eva Longoria starebbe bene, comunque, ma questa è  un'altra storia...). Allora, cosa state aspettando? Bocciate le ragazze che si prendono troppo sul serio. Lo scopo è: trovare un outfit che lasci il segno e con i pezzi giusti e accessori studiati, il felpone diventerà il vostro must have. Mettetevi addosso una felpa con stampate sopra tante boccucce: se sarete bi-utiful così, non avrete da temere alcunché. Coraggio, siate diversamente sexy!