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lunedì 2 marzo 2015

Le 50 sfumature ci dividono in due...

 Cari lettori, vi siamo mancate? 
Ebbene, in occasione del compleanno di B B Blog (25 febbraio) abbiamo pensato a un doppio regalo scoppiettante! Ecco la nostra disputa sulle famose "Cinquanta sfumature di Grigio". Bionda favorevole, mora contraria. Voi con chi state?


Bionda-filosofia:

50 sfumature di? Su questo film ne sono state dette di tutti i colori, è stato criticato passando dalla parodia più grottesca ai post ironici di Facebook sui vecchietti (i grigi infatti). Ma cosa nasconde il film che ha comunque sbancato i botteghini dei nostri cinema? 

La bionda di B B Blog non poteva non farsi questa domanda, soprattutto perché, lo ammetto, i libri li ho letti. Non me ne vanto, certo, ma a volte quella che viene chiamata letteratura di consumo non mi dispiace. Non possiamo leggere sempre e soltanto Anna Karenina , non trovate? 
Ma passiamo alle cose serie: noi lettrici della trilogia delle sfumature eravamo preparate a delle "mancanze" nella versione cinematografica, ma la nostra curiosità era però concentrata sugli attori: come avrebbero potuto rendere le tante pagine descrittive di sentimenti (che all'inizio potremmo chiamare in altro modo ma tralasciamo ) ed emozioni? In particolare ero scettica sul fatto che non avevo una grande opinione della protagonista... Mi sembrava un po' insipida. 
Alla fine, però, ho dovuto cambiare opinione perché diciamocelo lui è solo tanto bello, con lo sguardo assassino o "strappa mutande" come definito nel libro, e alla fine dei conti la sua recitazione non viene messa a dura prova (sebbene qualcosa di duro doveva pur esserci ihihihih) . Lei invece doveva interpretare una ragazza ingenua e innocente. Risultato? Brava la nostra Dakota Johnson a rendere comici quei momenti di imbarazzo dovuto alla sua scarsa conoscenza del "sesso estremo" . 
Il film in fin dei conti doveva essere preso senza tante pretese o aspettative, d'altronde il libro a cui s'ispira e' stato un successo perché ci riproponeva una sorta di favola moderna con una punta hard. Avevate capito che si trattava di fantasia, vero? 
Gli elementi della favola ci sono tutti: lui è giovane, bello da mozzare il fiato, ricco, intelligente, competente, ci sa fare con le donne e si intuisce pure che sia ben dotato. Lei invece è giovane, inesperta, ingenua, bruttina, persa nei suoi libri di letteratura inglese, a volte diremmo noi un poco sfigata,con poco gusto nel vestire e, cosa che a noi donne infastidisce alquanto magrissima . Ovviamente i due si innamorano..... E questa come la chiamate voi se non fiaba, storia , favola o racconto di fantascienza? Se cose del genere succedono sul nostro pianeta Terra e ne siete al corrente, diteci dove è quando che di sicuro ci facciamo una capatina.
Quanto a tutti quelli che hanno polemizzato sul film, sostenendo che doveva essere vietato ai minori di 18 anni, voglio però dire una cosa: su Internet gira già talmente tanta robaccia che di sicuro non sono poche scene di nudo a compromettere la salute mentale dei nostri giovani. Il film chiaramente fa leva sul lato erotico per essere più accattivante e d'altronde quella è l'essenza del libro. Parere mio? S'è rischiato al massimo di fare due risate con le amiche. O che il fidanzato prenda spunto, per una serata intrigante. No?

 Mora-filosofia:

Bello come un dio, più ricco di Onassis e con un Stanza Rossa delle torture. È questo il cocktail letale che ha fatto di Christian Grey il nuovo sex symbol da pagina.
Chissà se Jamie Dornan, che gli presta il volto e già si nega al sequel, ha saputo fare altrettanto. Io non lo so, non mi interessa vedere; e forse manco a lui, interessa rivedersi pirata dei Caraibi introverso, evidentemente. Certo, dietro ai botteghini è stato un gran fregarsi le mani: il trailer e le anticipazioni, lanciati a spot, hanno spopolato sul web e le prevendite sono andate a ruba. D'altronde, si poteva ben prevedere: questo signor Grey, affetto da mania del controllo incontrollata, di banconote era abituato a movimentarne a mucchi, già dal primo capitolo della trilogia che ha reso famosa la sua autrice, E. L. James. Pena (e divertimento), la tortura sadomaso.
Insomma, aperte le puntate per la scommessa su quello che è stato definito l’evento cinematografico dell’anno, “Cinquanta sfumature di grigio” da romanzo in versione film, è bene sapere che, piaccia o non piaccia il genere “pornoharmony”, appassionati o detrattori possono tirare un sospiro di sollievo. Il libro ha un’utilità sociale, che non consiste soltanto nel cullare signore e signorine durante il sonno, alla scoperta dei loro desideri più impuri lasciati svolazzare allo stato brado, ma quella di servire a una nobile causa, che signore e signorine sempre loro, tornate alla realtà, potrebbero trovare ben più elettrizzante del grigio Christian Grey. Colui che piace senza merito alcuno ed è, anzi, pure un tantino patetico. Come lo sarebbe chiunque si spacci per giustiziere delle sottane e finisca, poi, per fare alla vittima il bucato. Perché così, con un innamoramento poco realistico e molto scontato, vanno le cose, dalle parti di E. L. James, che tra un capitolo e l’altro sembra aver infilato tutte le sue (banali) sporcaccissime fantasie erotiche di casalinga.
Detto fatto. Polverizzata la passata e presente produzione erotica cartacea degna di nota, il signor Grey lascerà che il pubblico biellese spii le sue malefatte, dall’altra parte dello schermo. A calarsi nei panni della finta ingenua Anastasia Steele, colei che ha smesso di fare il bucato da sé, ci sarà l’attrice Dakota Johnson, figlia di Don e di Melanie Griffith.
Senza di lei, Anastasia che di Steel(e) o acciaio ha poco o niente e sicuramente non il polso, il personaggio di Christian non avrebbe avuto seguito. Il pubblico del libro è, inevitabilmente, un parterre di donne, gli esseri umani nei quali per antonomasia alberga la propensione al masochismo e l’identificazione con le vittime. Quasi fossero loro consanguinee. Difatti, è nella consenziente Anastasia, casta a tempo perso e prode avventuriera a tempo debito, che molte lettrici finiscono con identificarsi, sognando di venire pungolate con un attizzatoio rovente.    
Ebbene, dicevamo, c’è chi ha pensato di far fruttare “Cinquanta sfumature di grigio” e l’invidia verso Ana in altro modo. Lei è Jenny Trout, blogger americana che da anni scrive dell’opera come di un’abominevole ricostruzione patinata di una sudditanza fisica e psicologica, che ricalca casi di violenza, segregazione e manipolazione di vere povere donne. La Trout ha lanciato una campagna per devolvere i soldi del biglietto del cinema a un’associazione femminile, attiva nel proprio Paese in questa difficile battaglia. I biellesi, che andranno a vedere il film o che si asterranno, possono fare la loro donazione, ad esempio, alla onlus “Casa delle Donne” di Torino.
Ecco, valga o meno il romanzo o piaccia o no il film, sarebbe un bel messaggio da parte del pubblico, incita la blogger. Non resta che dare filo da torcere alla violenza, e al signor Grey spetta, come il fair play impone, passare il controllo del gioco. D’altronde, s’è arreso all’amore, a quanto pare, il ben più combattuto Heathcliff, che stava su cime ben più tempestose, e ne ha fatte di peggio che slacciare bustini. S’accontenti, signor Grey: c’è da stendere una mezza calzetta. 

sabato 20 dicembre 2014

I magnifici 3... Cafoni!

Chi ha detto che a Natale siamo tutti più buoni? Ci stavamo pensando qualche minuto fa e davvero, cari lettori, non ci viene in mente nessun'altra fonte, se non la pubblicità di un panettone. Fonte che, essendo viziata da chiaro scopo commerciale, può permettersi di "esagerare" e lanciarsi in una campagna di evangelizzazione a tempo determinato. Giusto il mesetto, per far fuori la merce in giacenza nei magazzini. 

Già, perché a Natale si può essere buoni, ma la pratica non vale per tutti. Anzi, sembra proprio che all'incantesimo "Tana! Altruisti un po' tutti!" siano immuni proprio le persone che lavorano a contatto con il pubblico. Ovvero quegli addetti che stanno dietro a un vetro, a una cassa, a un bancone e che, per lavoro dunque per dovere, dovrebbero sorridere e rispondere a qualsiasi domanda garbatamente e che, invece, si rivolgono ai loro interlocutori (siano essi super cafoni/e o gentiluomini/gentildonne) come se avessero appena ingoiato un Habanero intero. 

Così, noi a Natale siamo come ci comportiamo durante tutto il resto dell'anno, in questo post vogliamo smascherare i più anticipati biellesi del 2014. Ovvero coloro i quali occupano il posto sbagliato, per "insufficienza di savoir faire". Eccoli, allora, i magnifici tre, veri campioni di bon ton del Biellese: 

1) il primo posto va a lei, Therry, la venditrice ambulante del mercato di piazza Falcone, che ogni lunedì arriva in città con la sua bancarella di abiti firmati. Le abbiamo dedicato un post pochi giorni fa (cliccate e leggetelo d'un fiato!);

2) il secondo posto va a un'addetta all'accoglienza dell'Esselunga, capelluta biondona, che si avvicina al bancone ancheggiando stanca e, mantenendo una smorfia di benvenuto, biascica un: "Dicaaaa" svogliato e, alla richiesta di cambiare una moneta di 2 euro in due monete da 1 o quattro da 50 centesimi, sbotta: "Guardi che per il carrello va bene anche quella da 2 euro...". Pausa che indica sdegno e superiorità di addetta all'accoglienza, appunto. E che alla risposta: "Lo sappiamo, signora. Vede, dobbiamo prendere due carrelli, non uno, infatti" si sforza di esaudire la richiesta (piuttosto modesta e innocua, non trovate?). La invitiamo, cara signora, a lanciare un'occhiata al cartello che pende sopra la sua postazione: l'area accoglienza è talmente viziata, con Lei che trasuda gentilezza da ogni poro, che ha la fragranza della flatulenza;

3) il terzo posto, infine, va a un giovane cassiere del cinema Mazzini, uno col musino alla Zac Efron, che, a una ragazza che gli chiede la possibilità di avere un ridotto e sentendosi negare la riduzione si mostra perplessa, con tono duro di saccente detentore della Verità bella e impacchettata, la svilisce (lui, 20 anni appena e lo sguardo tritatutto di uno studentello saputello) con un terribile: "Si informi". E tu, tuoniamo noi, invece di iscriverti a una qualsiasi facoltà compila il modulo e fai un bonifico al primo Corso di Galateo disponibile nelle vicinanze. Che di film cafoni ce ne arrivano a pioggia, ci manca solo il cassiere da cinepanettone!

Ve li siete segnati? Attenzione a come vi comportate con questi segugi che, appena fiutano il pericolo di dover fare uno sforzo in più, mordono rabbiosi. Voi, cari lettori e care lettrici, almeno per Natale portatevi dietro un bell'Habanero. Da lanciar loro in bocca, in caso di smascellata. Così ha fato Enea con Cerbero, e pure avvalendosi di una misera offa, focaccia di farro e miele. E ci è riuscito, l'eroe.     

domenica 9 novembre 2014

Ciak! Si gira il "Cine-disturbatore!"

Può darsi che tanti di voi, cari lettori, non amino andare al cinema e preferiscano, invece, restare a casa propria a guardare un film in tv o in streaming. In quel caso, non potremmo darvi torto, perché è un'abitudine molto più comoda e poco impegnativa.
 
Chi come la bionda di B B Blog è, invece, un cine-addicted sarà senz'altro d'accordo con lei nel sostenere: "Volete paragonare al solito divano di casa il piacere di vedere sul grande schermo i nostri attori preferiti? E poi quel silenzio e il buio assoluto e le comode poltrone di velluto imbottite... Come potete farne a meno?". Anche questa è un'abitudine, forse tra le meno gettonate oggi. Ma che resiste, da buon vintage.
 
Bene, cari lettori bi-utiful, veniamo al dunque. Quello che vogliamo raccontarvi in questo post è ormai una prassi, nell'abitudine vintage di andare al cinema. Una maleducata prassi, per essere precise, che noi di B B Blog - pie discrete personcine affondate nell'imbottitura del velluto rosso e perse a naufragar tra i pollici dello schermo oversize di ogni cinema che si rispetti - proprio non tolleriamo e per la quale vogliamo protestare, ecco!
 
Assumete tutti un muso imbronciato. Così. Alzi la mano chi ha avuto a che fare, almeno una volta nella propria vita, con lui, il disturbatore seriale! Il classico tipo che credevamo fosse andato fuori moda e che, invece, è più attivo che mai.
Attivo, infatti, è la parola giusta. A molti sarà capitato di incontrarlo, a noi è proprio caduto tra capo e collo, mentre stavamo aspettando l'inizio di un bel film.
 
Al cinema. Perché proprio al cinema, posto inadatto per lui, si aggira il disturbatore seriale. Lì dove la sua azione, altamente tecnologica, più spicca. E anche spicca è il verbo adatto a questo racconto.
 
Ma andiamo con ordine. Scena tipica: siamo in sala e guardiamo con noncuranza  i trailer che ci vengono proposti. Lo sentiamo la prima volta, e non ci facciamo caso. Lo risentiamo, e inizia il fastidio. Lo sentiamo ancora, e sale il nervoso: è un rumore che si fa sempre più insistente, come  quello di  una macchina da scrivere impazzita, e così ne  cerchiamo la fonte attivando il nostro radar multiuso (quest'estate è servito ad altro, ricordate gli occhiali fluo per miraggi assicurati?).
 
Scannerizziamo la sala e finalmente inquadriamo colui/colei che, a fianco a noi, scrive pressando in tutta concentrazione il touch screen del suo cellulare (il nostro non ha campo e il suo sì, chissà poi per quale motivo, mah!). E fregandosene del disturbo e dell'irritazione che fa serpeggiare tra gli altri presenti, noi in particolare. Il nervosismo, di cui scrivevamo prima, inizia a invadere  i nostri corpicini ma, visto che siamo ragazze new age ricorriamo alla respirazione profonda, alla ricerca della calma interiore.
 
"Starà scrivendo: 'Inizia il film, spengo il cellulare. A dopo'", vogliamo credere.
 
Chiaramente, no. Mantenere la calma è più facile a dirsi che a farsi. Le cose sembrano per un momento migliorare, le luci si spengono e finalmente il film comincia: "Oh, con noi s'è tranquillizzato pure il digitatore cafone... Godiamoci la visione...". Peccato che dopo soli 15 minuti la nostra vista viene distratta da un bagliore. Ed è un bagliore che non proviene dallo schermo del cinema. Trasaliamo:
 
"No, non può essere. Sarà ancora lui  che, impenitente, si mette a guardare il telefonino, nel buio della sala?". Certo che è lui. Fa luce una volta, buio. Due volte, poi buio. Tre volte, poi buio. 
 
"Ma cosa sta aspettando, l’estrazione del Superenalotto? Questo è davvero troppo! Avremmo voluto farglielo mangiare, quel maledetto cellulare, anche perché una volta passi ma vedere un film con le luci a intermittenza del suo aggeggio telefonico è impresa per mastodontico-cerebro-attrezzati, ai quali noi non ci sentiamo e non vogliamo appartenere!
 
Quindi, non molliamo: il film va visto come piace a noi. Al momento dell’intervallo ci alziamo per zampettare in un’altra fila. Non senza lanciare un'occhiataccia all'ex vicino/vicina, che nella nostra mente avremmo decapitato con una katana, intutate in stile Kill Bill (il colore ocra è il must dell'autunno inverno 2014, l'avete notato, no?). 
Solo allora, caro il nostro disturbatore seriale, nell'istante in cui avresti alzato i tuoi occhi arrossati dal cellulare per focalizzare la katana balenante sopra di te e ti fossi reso conto di essere al cinema - ohperbacco!- e non sul divano di casa, dove ti è concesso di disturbare tutti e, se tutti non ci sono, anche soltanto te stesso, ecco solo allora avresti capito. La fortuna, però, gira a tuo favore: avremmo voluto decapitarti, dicevamo. Noi di B B Blog siamo per la non violenza.
E come dice Bill: "La ragione per cui non lo faremo è perché questo ci farebbe cadere in basso". 
Attento, comunque. Che prima o poi , dall'alto, un bell'improperio lo riceverei. E sarà più ticchettante, rumoroso, insistente, sfolgorante del tuo tac selvatico. Ka- ta- na!

Ps: in questo amaro Zuccherino raccontiamo di un vicino/vicina, perché i disturbatori in cui siamo incappati sono più d'uno, per più sere, d'ambo i sessi!

Alla Rivetti si gira il remake di "Laguna blu"!

L'effetto Laguna Blu,
di cui parliamo nel post!
 Ve lo ricordate? "Laguna blu" è stato un film culto, che non è mai passato di moda. Nel senso che, ovunque noi siamo, ancora oggi una determinata situazione ci fa riaffiorare alla mente scene o atmosfere che infarcivano "Laguna blu" di zucchero, taaaanto zucchero, e bei posti. E, poi, di acqua, acqua, acqua. Taaanta acqua!
 
Ebbene, chi avrebbe immaginato che anche la Rivetti ci riaprisse un cassettino della memoria? E che la sua vasca - stracolma di bambini sgambettanti, ragazzi pinne-dotati e signore o fanciulle armate di cavigliere  di spugna pronte a tutto per mantenersi in forma -, sì proprio la vasca della piscina Rivetti di Biella, non solo ricordasse ma si travestisse da "Laguna Blu"?
 
Signori e signore, è successo. Ma che diciamo, continua a succedere. Succede che, da un paio di settimane, alla piscina comunale è proposto un vero e proprio spettacolo. Le luci della struttura olimpionica  vengono spente ogni venerdì sera, dalle 19.45 alle 21. Al loro posto restano sfarfallanti quelle subacquee! La foto, anche se non è della vasca in questione, rende bene l'idea.
Immaginatevi la scena: vasca gremita, urla, fischietti, musica, lo splash dei tuffi e gli sciaf delle bracciate. Noi di B B Blog dentro, tutte intente a compiere la nostra missione personale (un'adrenalinica lezione di aquagym della Libertas Nuoto Biella), fuori acqua a secchiate. La nostra seduta di fitness acquatico dura ben 60 minuti, a differenza dei corsi proposti dalle altre società sportive. Un "allungo" che ci costa fatica, ma dobbiamo ammetterlo, ci ha permesso di godere di questo travestimento in notturna.
Dicevamo, noi di B B Blog ci muoviamo, muoviamo, muoviamo in acqua; quando all'improvviso, cala il buio. "Cosa succede?", "Sarà saltata la corrente?". Resta la musica, che ci dà ritmo, a riempire l'aria, poi via di fischi. E invece, nuotatori di poca fede, tac!: la Rivetti cambia colore, proprio come se fossimo in un centro benessere. Le increspature si muovono sul verdeacqua, gli spruzzi sono più trasparenti del trasparente. "Mai vista la Rivetti così bella, chi la vede per la prima volta perde la parola!" (tranne noi, che comunque troviamo parole anche per scrivere, imperterrite!).
Da quel venerdì, il momento dello stretching, accompagnato da una musica iperrilassante, ci sta facendo concludere in maniera inaspettata le nostre lezioni di acquagym. Mancavano soltanto i cocktail a bordo vasca, e sarebbe stato un vero e proprio paradiso!
Che dite, siete curiosi di andare a vedere per credere? Fatelo, sappiate però che la bella trovata non è esente da critiche, soprattutto perché a quell'ora si svolgono ancora i corsi di nuoto e gli allenatori, da bordo vasca, faticano a seguire gli atleti… Bisognerebbe dotarli di un caschetto con torcia incorporata, stile minatore, per poter svolgere al meglio il loro lavoro, azzardiamo noi… Eventualità che ha una sfumatura senza dubbio divertente, anche se assolutamente impraticabile. In più a noi di B B Blog è sorto un dubbio: come faranno i bagnini a  soccorrere qualcuno in difficoltà, a localizzarlo in meno tempo possibile, tra le ombre della "Laguna Blu"? I secondi, a volte, sono preziosi.
Insomma, cari lettori, chissà quanto durerà l’iniziativa  visto che le lamentele degli “addetti ai lavori” si stanno facendo sempre più insistenti. Vi invitiamo, se volete gustarvi il paradiso subacqueo, a decidere in fretta. Che le cose belle, diceva qualcuno, finiscono subito.
Ma anche no, speriamo noi. E, nel frattempo, continuiamo a goderci la nostra lezione “a lume di candela”.

giovedì 2 ottobre 2014

La Biella del Giurassico...

Kelly Brook, ovvero
Indiana Jones in gonnella
 Avete mai pensato che, da bambini, avreste potuto diventare archeologi? La curiosità di scoprire tesori e civiltà sepolti dai secoli e di essere i primi a riportare tanta ricchezza alla luce ci ha sempre affascinate. Ma mai avremmo pensato che, alla nostra veneranda età, questo piacere della scoperta tornasse a galla come sughero.
 
Dovete sapere  che, come tante delle nostre scoperte, questa è avvenuta per caso, chiacchierando con un amico. Archeologia del linguaggio, insomma!!! Una critica molto simile a un pettegolezzo ci ha infatti spalancato la dimensione del Giurassico, e così farà anche con voi - ve lo assicuriamo -, adesso che stiamo per svelarvi cosa abbiamo tanto fantasticamente dissotterrato!
 
Ebbene, tendete le orecchie, gente bi-utiful, e risentite cos'è uscito dalla bocca di questo nostro amico: "No, davvero! Che cutu!".
 
Cutu? Ha detto "cutu"? Avete intercettato anche voi questo antico forziere di pirati, trafugato lune e lune or sono? Questo modo di dire era sparito dai compianti anni Novanta, almeno. Lo ricordiamo a malapena noi di B B Blog, che all'epoca eravamo bambine. Lo usavano i ragazzi biellesi che oggi hanno almeno una quarantina d'anni.
 
Ahahahahahaahah. La nostra prima reazione è stata questa, una risata grassoccia. Poi, però, siamo tornate serie e il nostro gusto per il modaiolo ci ha richiamate all'ordine. Chi si ricordava più di "cutu", forma alternativa a "scemo"o "tonto"! Ma, buffo quanto volete, è stato pur sempre un grande trend...
 
Meraviglioso che un ragazzo lo usi ancora oggi. "Cutu" sembra non aver perso smalto, perché in fondo - diciamocelo - le espressioni che si usano di solito sono ridotte all'osso, poco colorite, noiose. A sentire i maschietti del Duemilaepassa c'è da contorcersi dal dolore, a furia di "figa", "bomber", "loser".
 
Invece, qualcosa come "cutu" rende bene l'idea, ha un suono perfetto e non è gettonato. Insomma, può venire usato soltanto da una persona che si distingue, anche nel modo di parlare.
 
Così, archeologhe delle parole, stiamo scavando scavando scavando alla ricerca di nuovi tesori sepolti. Quali, ad esempio?
 
1) Ciula ("Sei un ciula!"): sempre nel senso di "tonto"
2) Maranza ("Quello si veste da maranza"): ovvero "tamarro"
3) Ganzata, fuori dai confini toscani: ovvero "figata"
4) Drago ("Un vero drago"): insomma, un "fico" 
 
Chissà cos'altro ci stiamo dimenticando! A voi vengono in mente altre espressioni che potremmo riutilizzare come buon vintage? Siamo tutte orecchi... Un'intera città sepolta ci attende! ("Bomber" hai i giorni contati: RIP).
 

lunedì 7 luglio 2014

SALDI A BIELLA - e Julia Roberts disse: "Bello sbaglio!"

Il momento era cruciale. Quando la protagonista di "Pretty Woman", impersonata da Julia Roberts, si fece consigliare dove andare a fare shopping sfrenato, con la sua manciata di dollaroni in tasca, si sentì dire: "A Beverly Hills? Ma in Rodeo Drive, bambina!". E in Rodeo Drive ci andò, la tutto fuorché elegante Vivian Ward, professione lucciola.
 
Eccoci qui, immaginateci il primo giorno di saldi ovvero sabato scorso, 5 luglio. Non lucciole ma api golose, che si aggirano sulla mielosa illusione dell'affarone. Sono le 10 del mattino, siamo sgusciate fuori dai nostri lettucci accoglienti, il tempo è lugubre come solo può essere questo luglio 2014 (gemellato con novembre), e l'afa sotto la pioggerellina imminente incombe. Ma noi, spirito da donnicciole determinate al massimo, siamo pronte!
 
Il luccichio negli occhi di Julia Roberts è lo stesso che anima i nostri. I saldi a Biella sono un gesto più caritatevole che modaiolo, vista la crisi che attanaglia l'economia e la desertificazione del centro città (non tocchiamo la questione "tassa sui rifiuti" che sono grandi discussioni, dolori e sconquasso di conti correnti, tanto che i negozianti e i ristoratori avvertono: siamo in rivolta...! Evvai, luglio col bene che ti voglio!).
 
Orbene, con lo stesso entusiamo di Vivian incrociamo il nostro avversario numero uno, che in tutte le favole va trovato. Anche nella nostra. Già, vi ricordate le arpie che, nel film, cacciarono la povera Julia Roberts perché con il suo abitino "giro p" aveva "evidentemente sbagliato atelier"? Ecco, possiamo dire di aver sperimentato e finalmente capito come si debba essere sentita dopo, Vivian, umiliata in Rodeo Drive, Beverly Hills, contea di Los Angeles, Stato della California, federazione degli Stati Uniti d'America.
 
Nel nostro caso siamo in Europa, Italia, Piemonte, Biella, Esselunga. Sì, proprio così: e precisamente ci localizziamo all'uscita delle scale mobili, dove il nostro avversario si aggira armato e sorride ai passanti, sornione. Sorride, invita ad ascoltarla, ci guarda e noi la guardiamo già pronte a snobbarla dicendo che "l'abbiamo già addosso, al massimo spruzzi su un tester cartaceo"; invece, affronto degli affronti: lei passa oltre. La lei in questione o avversario numero uno, è una promoter, impegnata a sponsorizzare un profumo.
 
Ma come? Non sembriamo così assetate di spesa ingiustificata da saldi? Umore-Vivian addosso ci fiondiamo in via Italia. Negozio di borse, è nostro. Negozio di scarpe, è nostro. Negozio di abbigliamento, è nostro. Negozio di mutande e reggiseni (a Biella siamo i draghi del perizoma), sgomitiamo ma è nostro pure quello. La vita ci sorride, i commericianti ancora di più: abbiamo fatto la nostra figura. Torniamo indietro con 4 borse ciascuna.
 
E lei, a quel punto, è ancora lì, con il suo profumino in mano. Stavolta siamo noi a puntarla, sornione. Ed è subito soddisfazione: sì, promoter cara, ti sei lasciata sfuggire due papabili clienti. Due che sembravano innocue e sottotono, come Vivian Ward, e che invece erano una miniera d'oro per gli affari. Ce lo concedete? "Bello sbaglio! A big, big mistake. Huge!": siamo le Julia Roberts di Biella che si allontanano con il petto gonfio e il portafoglio s-gonfio. AAA: cercasi disperatamente Richard Gere. 


lunedì 5 maggio 2014

Se sogni l'ex, mandalo/a a raccogliere conchiglie... Niente è come sembra!

 Non sappiamo se vi sia mai capitato, appena svegli o sveglie. Gli occhi ancora cisposi, i capelli che segnano il Nord - tanti Nord! -sulla calotta della vostra testolina ancora annebbiata dal sonno. E non appena quella foschia d’incoscienza si dirada, lo rivedete tutto insieme: eccolo là, il sogno della notte prima! Un coagulo di azioni, volti ed emozioni che sembrano veri e, invece, si dissolvono tra altri sogni o al trillo della sveglia (la nostra intona a volume massimo “Reload”, non so se ci siamo spiegate!). Ebbene, se è domenica - come è capitato a noi - alzate il telefono, presi o prese dalla voglia di raccontare a qualcuno cosa vi sia passato per la mente. Il sogno della notte prima, dicevamo.

Ebbene, mai come stavolta abbiamo capito che bisogna diffidare, oltre che delle imitazioni, delle apparenze. Sì, perché a rivivere un sogno ci si può divertire o spaventare; ma, dopo il racconto, mentre lo si interpreta (ehi, alzi la mano chi non ha mai cercato di interpretare il significato di un sogno! Solo tu? Vergognati! Ahah) si rischia di restare senza parole: nulla è come sembra!

La telefonata, in questo caso, è arrivata dalla bionda di B B Blog. Voleva capire perché s’era arrotolata nel letto, arrovellandosi nervosa, e risvegliandosi coi piedi sul cuscino con una e una sola sensazione addosso: il punto interrogativo. Che sogno era quello appena fatto? Bene, ve lo raccontiamo brevemente, sentite: si aggirava per una città con il suo ex fidanzato, alla ricerca di qualcosa; questo la abbandona e lei incontra una ex amica, che la saluta come se nulla fosse. Lei fa lo stesso, ma l’ex non lo trova più (e neppure ciò che cercava).

Non ha dimenticato quel fetente? Che è fetente pure in sogno, guarda un po’! E rimpiange l’amica? Perché il distacco e di cosa aveva bisogno?Il morale della bionda rischiava di precipitare: tutti gli elementi erano piuttosto smunti, non le si poteva dar torto. La mora di B B Blog, a questo punto, decide di ricorrere… alla Smorfia Napoletana. Chissà che, oltre al senso del sogno, non si raccolgano numeri fortunati su cui puntare!

E qui viene il bello (o la catastrofe, vedete voi!): secondo la Smorfia, una donna abbandonata dal fidanzato significa “trionfo sui nemici” (segnate il numero: 37). La ex amica sta per “sicurezza in se stessi” (3), attraversare una città una “raccomandazione richiesta” (55) scegliendo una scorciatoia “cercare per avere successo” (22). Insomma che ce frega degli ex: il sogno era una bomba di positività dietro a un’atmosfera degna di Armageddon (senza Ben Affleck o Bruce Willis)!

Il fatto è che alla nostra bionda capita di sognare sempre situazioni terrificanti, deprimenti, psicosomatiche. Come quella volta che si è vista in pancia una ferita profonda, da cui uscivano organi vari: aspettate, volete vedere che…? Esatto, la Smorfia spiega che la ferita indica “un onore” (11) e il budellame o trippa un “buon augurio” (48). A questo punto l'umore della bionda, di fronte a tanti buoni auspici, è decollato.

E qui viene il brutto (o il divertimento, vedete voi!). Cosa s’era mai sognata invece la mora, la notte prima? Raccontarlo, adesso, mette ansia. Già: una notte al mare, dopo aver raccolto conchiglie, ritrova il suo bellissimo uomo seduto sulla spiaggia accanto a un falò. Uaoooooo, niente di più romantico e idilliaco, magari fosse profetico!

Ma la Smorfia? Spiaggia: “incertezza e ansia per qualcosa o qualcuno” (80). Falò di legna: “ribellione alla sorte” (34). Qui si mette male, e infatti: raccogliere conchiglie sta per “responsabilità gravose” (65). Per fortuna che la notte era stellata quindi “scoperta interessante” (3). Attenzione, uomo bello “gioia e salute” (6). E - qui si ride! Lanciatevi! – mare calmo cioè “sfruttare subito” (78).

Stanotte, la mora cercherà di tornare in sogno dal manzo per "sfruttarlo subito", promesso. Attenta, però: meglio un’avventura fugace. Perché? Perché se lui le chiederà di abitare lì, al mare, sarà come proporle un paradiso all’improvviso? No, non sia mai! Abitare al mare è segno di “tradimento di amici” (numero 68). Ma possibile?!

Morale: chi era che diceva i sogni son desideri? Eh, crediamo non abbia mai letto la Smorfia Napoletana.