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martedì 26 agosto 2014

Cocco Bello! Storia di un poeta, ... e basta.

 Cari lettori, proseguono i nostri Zuccherini estivi. Ci siamo concesse una toccata e fuga nella vicina Liguria, precisamente ad Alassio (piccola rampante colonia bielle-sota). E laggiù abbiamo incrociato un vero Vate. Il poeta della nostra epoca.
 
Di lui vogliamo parlare in questo post, per celebrare il suo genio poco riconosciuto. Se non dai bagnanti che affollano spiagge libere e stabilimenti balneari alassini. L'avrete colto: il nostro Vate vende cocchi di mestiere. Ebbene, lo chiameremo chiaramente Cocco Bello. Perché, se non l'abbiamo inquadrato di viso (eravamo placidamente spiaggiate per cogliere più raggi solari possibili...), la sua voce ci ha stregate.
 
Bellissima, potente. Come tutti i suoi colleghi, aspetta che ci si rilassi ben bene sulla battigia, intontiti dal caldo e dal frusciare delle onde; e - olèèèè - "Coccoooooo! Coccooooo belloooooo!". Chi non ha mai pensato di stenderlo in acqua, seguito a ruota da un, due, tre, quattro dei suoi cocchi? Siate sinceri, quasi tutti!
 
Invece, il Cocco Bello, poeta di Alassio, arriva sì con il suo motivetto irritante di presentazione (gli affari sono affari, come dargli torto!), ma subito dopo si rifà con le sue creazioni. Rime baciate e alessandrini di rara bellezza compositiva, che gli conferiscono un meritato premio.
 
Dovete sapere, infatti, che l'anno scorso a deliziare le nostre giornate in spiaggia, nell'amata Sardegna, ci aveva pensato, un venditore di marchingegni di legno simili a balestre. Anzi, a dirla tutta di balestre si trattava, che il ragazzo in questione sponsorizzava facendo leva sui pregiudizi itali-oti: "Balestre, balestre... Per fare fuori la suocera! Balestreeeee!". Ecco, ridemmo per almeno due giorni di seguito; poi, le lacrime sostituirono l'allegria all'aeroporto di Cagliari. Ma questa è un'altra storia.
 
Quest'anno, si è fatto avanti Mustafà che, sempre in Sardegna, si è lanciato in un ritornello fantasioso ma non troppo. Con retrogusto "padano": "Ciapa lì, ciapa là. Arriva Mustafà!". Mustafà vendeva palloni a prezzi esorbitanti, ma uno glielo abbiamo comprato. Ah, il potere delle rime!
 
Il vero genio ribelle del 2014 è, però, lui: Cocco Bello da Alassio. E sapete per quale ragione? Perché Cocco Bello propina ai possibili clienti l'esca del divertimento continuato, sfoderando motti a raffica. Volete sapere quali? A voi: "Coccoooo Bellooooo! Si mangia che è un piacere e dimagrisci il sedereeeee". "Coccoooo Bellooooo! Per lui, per lei, anche per i gay!". "Coccoooo, e diventi come Roccoooo" (Siffredi, è il caso di specificare?). "Coccoooo, lo mangi da mattina a sera senza dentieraaaaa".
 
Certo, le rime sono di dubbio gusto, dobbiamo ammetterlo. Apprezziamo, però, l'originalità dei componimenti. Con un po' di lima, Cocco Bello da Alassio farà strada. Almeno sulla battigia. E comunque lui è napoletano verace. Italiano. Se mai la poesia avesse bisogno di nazionalità, è la nostra. Che dire? Ci scappa un: "Cocco Bello, Cocco Duro; scegli quello, vai sicuro!". Diritti riservati.

martedì 19 agosto 2014

Il biellese si è fermato alle colonne d'Ercole: Mykonos sfida Formentera

 Le prime fotografie ci hanno incuriosite: ombrelloni con paglia a cascata, lettini di legno ricoperti da morbidi materassini colorati, sullo sfondo un mare limpido. L'amico1 che le ha postate su Facebook si è geolocalizzato con una precisione certosina: Tropicana Club Paradise Beach. Mykonos.
 
L'amica1 che pubblica le fotografie, questa volta, non ci trova impreparate: ombrelloni con paglia a cascata, lettini di legno ricoperti da morbidi materassini colorati, sullo sfondo un mare limpido. Non ci serve neppure la geolocalizzazione, la sappiamo già: Tropicana Club Paradise Beach. Mykonos.
 
Accogliamo le foto in diretta della amica2, e ce ne scusiamo, con uno sbadiglio. Ombrelloni con paglia a cascata, lettini di legno ricoperti da morbidi materassini colorati, sullo sfondo un mare limpido. Adesso, potete ripeterlo anche voi in coro: Tropicana Club Paradise Beach. Mykonos.
 
Eddaje! Insomma, tutto questo per dirvi che, di certo, sapete che il biellese medio è un abitudinario, soprattutto in tema di vacanze. Eh già, per svariate #summerseason (giusto per rimanere in tema di hashtag: avete letto il post della nostra allergia ai #?) la tendenza della popolazione locale è stata quella di dirigersi in frotte a Formentera, star assoluta delle nostre agenzie viaggi, forse perché attirata dalle sue acque cristalline  e dalla movida che l'accogliente e amichevole Formy è in grado di offrire, in quanto vicina a Ibiza, nota a tutti per i suoi locali notturni.
 
Ebbene, Formy resta la meta preferita dei biellesi (secondo sbadiglio), ma - squillo di Sveglia - quest'anno noi di B B Blog abbiamo notato un certo cambiamento di rotta... aerea. Ebben sì, squillo di Sveglia numero 2 che non fa mai male, quest'anno la meta vacanziera altrettanto trendy, per i gusti del local-stereotipo-modaiolo, è senza dubbio, ve lo abbiamo provato a suon di fotografie, Mykonos.
 
Formentera, è stato bello. Le colonie di biellesi che si trovano laggiù per "puro caso" e, nell'incrociarsi e riconoscersi, spalancano da anni oramai la mascella in segno di sorpresa, si stupiranno sì; ma questa volta per davvero. Sono gli ultimi Mohicani del trend vacanziero made in Mucrone. Ormai quasi tutti gli altri, i veri trend-setter del 2014, emigrano al Club Paradise Beach, resort greco molto in voga quest'anno, forse per il nome allettante, forse per i più allettanti risparmi che consente la scelta della Grecia.
 
Formentera e Mykonos. Chi la spunterà? Nessuna delle due mete, anticipiamo noi. Perché, se a qualcuno verrà in mente di spostarsi lì per le ferie, non dubiti di trovare comunque colonie di biellesi imbronciati che, anziché rilassarsi, mugugnano sulla pioggia che li attende a casa (provate a vivere con il vento che batte contro le orecchie, da mattino a sera, e la salsedine che vi ingrippa la Mini Cooper S o la 500 e vedrete se non rimpiangerete l'aria condizionata dell'Esselunga...). Per quanto ci riguarda, noi restiamo fedeli al vero #top: casa propria ovvero vacanze #madeinitaly. Club Paradise in lungo e in largo. Italia.

Occhiali fluo, miraggi assicurati!

Marco Fantini (Instagram)
indossa gli occhiali da sole
del momento
 Cari lettori di B B Blog, in vacanza non abbiamo potuto non raccogliere idee e considerazioni utili per proporvi i nostri famosi (e apprezzatissimi, per questo grazie!) "Zuccherini". Ebbene, in tempo di piena stagione estiva, ci sentiamo in dovere di iniziare con il più pericoloso. Che, più che pensiero, può essere considerato un vero e proprio avvertimento.
 
Esatto. A squarciagola diffondiamo l'allarme: attenzione attenzione, pericolo occhiali fluo! Sì, avete presente gli ormai diffusissimi occhiali da sole con lenti coloratissime a specchio? Ecco, sono un'arma in mano agli uomini di ogni dove e di ogni "come".
 
In che senso? Partiamo dall'inizio. Le vacanze, lo sapete bene, sono fatte per riposarsi e ricaricare le batterie. Insomma, volano in pieno relax a energia zero. Ma se c'è una cosa che tutti noi facciamo in vacanza è aguzzare la vista! (Se si tratta di gentil sesso aggiungeremmo spettegolare a ruota libera, ovviamente in modo innocente, giusto per il gusto di chiacchierare di cose frivole, visto che l'arte dello spetteguless fa parte di noi, in fondo!). In vacanza, noi di B B Blog non siamo state da meno: una volta sistemate sotto l'ombrellone e ammirato lo splendido paesaggio che ci circondava, davanti a un mare cristallino e invitante, abbiamo attivato il nostro fashion-radar, volgendo lo sguardo alla popolazione balneare che affollava la spiaggia.
 
E..bip bip biiiiiip... cos'ha scovato il nostro fashion-radar? Sappiate che sono stati avvistati in serie ragazzi che passeggiavano lungo la riva con indosso i fantomatici occhiali a specchio fluo. Ohibò, ci siamo dette, quali e quanti maschi meritevoli di ammiccamenti! Tutti carini, tutti alla moda. Tutti sofisticati alla stregua del bel Marco Fantini (in foto), uno dei tronisti più affascinanti mai sistematisi sul trono De Filippesco, che con o senza lenti a specchio si afferma un vero Mister Italia da far invidia al resto del globo. Dunque abbiamo appurato che l'avvistamento o livello 1, con quegli strumenti diabolici sul naso, vale uno sforzo di concentrazione, dopo quello dell'impanatura con la crema solare.
 
Come gazze ladre, attirate da cotanto luccichio, siamo quindi passate alla scoperta o livello 2, determinate a capire se dietro la montatura da bel tenebroso si celasse il cosiddetto "bonazzo" o semplicemente un "truffatore di sguardi" (magari poi dotato solo dello strabismo di Venere), che senza la sua arma segreta risulterebbe attraente, Fantini si faccia sa parte, come Alvaro Vitali. Risultato?
 
Togliete loro tutto, ma non gli occhiali fluo; perché sarà un trauma. Senza le lenti a schermo campioni e campioni di ragazzi analizzati al mare sono risultati rospi travestiti da principi azzurri. Ora, noi ci chiediamo: "Ma voi, rospi d'Italia, non vi vergognate a illudere così biecamente noi povere principesse dall'occhio lungo?".
 
Sì, biecamente. Perché è evidente che questi occhiali donano a chiunque li indossi un'allure da vero "macho". In altre parole, sono fuorvianti: tu pensi di esserti imbattuta nel covo degli Adoni Solitari in Esilio in Attesa di Te e nessun'altro se non Te (Con Offerta del 3x2) e, invece, tolto lo scintillante accessorio, le loro quotazioni scendono vertiginosamente e si schiantano, con il tuo cuore palpitante e l'ormone pulsante, al suolo. Splash. Una bella fregatura, non trovate? Ragazze, vi abbiamo avvertite: state molto attente, perché non è tutto oro quello che fluo, occhiali e sirenotti compresi!

mercoledì 13 agosto 2014

Quando i modaioli fanno O... bag!

O bag
 Oh Oh. Sembra sia proprio il caso di scriverlo. Perché, se c’è una tendenza che per ora ha lievemente sfiorato il Biellese ma altrove si sta diffondendo a macchia d’olio, è quella che un O ce l’ha nel nome. E, una volta spiegato di cosa si tratta, di sicuro diverrà esclamazione. Oh Ooooh! Prima di tutto, ci raccomandiamo: abbandonate i preconcetti. Qui, si montano idee, pezzo su pezzo. Come i prodotti dei quali vi racconteremo. Ovvero, borse, occhiali e orologi componibili. Firmati Fullspot, italianissimo brand di Padova.

Il prodotto che va per la maggiore, in questa estate 2014, è la borsa, altrimenti nota come O bag. Componibile, appunto. E qui, care signore e signorine, vi possiamo garantire che trovarvi davanti i pezzi di una borsa da scegliere per materiale, foggia e colore non è appagante, di più. Sarà la realizzazione del vostro estro.

Ma come si compone una O bag?
1) La scocca in gomma morbida è disponibile in 20 tinte: basta scegliere quella che più piace, abbinarla con modelli di manici a scelta. Le combinazioni possibili sono tantissime e personalizzano il vostro accessorio. Costo: 33 euro.
2) Vi consigliamo la sacca interna con zip fatta su misura. Canvas o bag mini con zip: 20 euro.

Beach Bag
3) I manici corti in pelle, ecopelle o in corda. Si sta in ventaglio che va dai 34 ai 15 euro, a seconda del materiale, per i manici corti. I lunghi in pelle toccano i 46 euro e quelli lunghi in ecopelle 26.
 

4) La linea della bella stagione propone bordi fiorati (29 euro) e le nappine scamosciate (7 euro). Per l'autunno-inverno, invece, si stanno facendo avanti pellicciotti, ma ve ne riparleremo. 
 
Insomma, signore, la borsa in gomma può essere un grande aiuto, anche al mare. Mai più sabbia ovunque, si pulisce con un panno umido. Se, però, non siete dello spirito delle casalinghe in vacanza e non vi interessa questo aspetto, sappiate che sono state lanciate, con l’O bag, anche la O bag Summer con scocca in rafia (molto safari...) e la Beach Bag, con tanto di porta stuoia o porta omobrello (61 euro).
 
Per i gusti minimal, ecco poi le O pocket, ricoperte di fantasie. Sempre componibili: il dettaglio particolare consiste nell’abbinare le loro pattine colorate in tessuto con chiusura a calamita, che va a sostituire la scocca superiore. 
Come vi abbiamo anticipato, però, Fullspot ha lanciato anche altri accessori componibili, firmati sempre da Emanuele Magenta. Occhiali da sole composti da tre elementi intercambiabili tra di loro, le lenti, la montatura e le stanghette, e gli orologi O clock, con 29 colori di cinturino e 44 casse differenti per oltre 1200 combinazioni. Noi di B B Blog abbiamo visionato anche i prezzi: cinturino a 6 euro e la cassa con lancette a 18 euro.
 
Infine, la ciliegina sulla torta: Full spot Flower Bracelet. Si tratta, leggiamo, “del primo di una lunga serie di accessori ispirati ai monili delle nonne, rivisitati in chiave moderna e prodotti in silicone alimentare, anallergico e garantito da certificazioni”. Il calco in silicone, in pratica, sfoggia fiori stampati in 3D sulla superficie del bracciale. Costo: 12 euro.
Cassa da orologio
O clock

O pocket
 A questo punto, ingolosite e ingolositi da queste novità che a Biella ancora non fanno glam (ma date loro tempo, qualcuna una O bag l’ha mostrata in città, e non siamo noi blogger…), vi domanderete: dove comporre gli O accessori? Ebbene, qualcuno ci ha messo una pulce nell’orecchio: se ne trovano alcuni anche in città (tre, due, uno: partite alla ricerca e fateci sapere!). Noi abbiamo scovato due vicini punti vendita a Milano, in via Tortona 12 e a Torino, stazione Porta Nuova.


Ma, comodità delle comodità, potete comporre i vostri prodotti e metterli nel carrello della spesa sul sito www.fullspot.it e acquistarli on-line. Allora, vi abbiamo convinto? Anche i modaioli fanno O? ;)

martedì 22 luglio 2014

Hashtag: #in vacanza #ti fregano

 

 Gente bi-utiful, siamo assolutamente #instairritate, #inca4inca o, per come ci sta ispirando in questi giorni l'ormai celebre cancelletto degli hashtag, siamo certe di avere un #instatalent per le "Complicazioni Affari Semplici", che ci vengono propinate in tempo di viaggi.
 
Lo avrete capito, da questo attacco ironico: stiamo sviluppando una sorta di allergia agli hashtag. Quei simpatici #### seguiti da paroline magiche che dovrebbero riassumere più concetti, rendendo il materiale che si posta in Rete ancora più accessibile. Insomma, delle esche per prendere all'amo l'attenzione e i "mi piace" del maggior numero di internauti possibile.
 
E fin qui, ci cuciamo le labbra: stravaganze della nuova era, una moda che se non la si vuole seguire occorre, perlomeno per noi, comunque conoscere. Diciamolo, su Instagram e gli hashtag mal utilizzati si sono sbizzarriti e strappati i ciuffi residuali delle tempie orde di esperti informatici, quei cervelloni decodificabili loro stessi in html, che se non sono calvi allora sono mezzi orbi. Ma mai che qualcuno si sia infastidito su una cosa, legata agli hashtag, che a noi preme qui sottolineare.
 
E cioè? Ebbene, seguite il filo del discorso. Un amico pubblica su Instagram una foto, che spesso viene automaticamente postata anche sul suo profilo Facebook. Per caso, incrociate questa meravigliosa immagine e sognate di trovarvi lì, tra le onde di un mare cristallino per fare un esempio. E, natura umana vuole, dentro di voi nasce l'interrogativo: dove sarà mai questo paradiso in Terra?
 
Affamati di sapere, scorrete la lunga lista di lettere che accompagnano la fotografia. In ordine: #photooftheday #tagsta #instagood #jj #instadaily #igers #igersoftheday #igs #instagramhub #instamood #instagrammer #bestoftheday #golook #instagramers #picoftheday #tbt #igdaily #webstagram #statigram #instatalent #tagstagramers.
 
No, non si parla di località. Dunque, un tantino sorpresi, proseguite, e leggete: #instagramer #instaaaaah #insta_crew #instapicture #instamillion #instagold #photolocker #instago #instagroove #ignation #instahub #original #golook.
 
Sempre più inviperiti, data un'ultima possibilità al vostro amico, perché possa trovare redenzione. Ma quello vi delude ancora: #bestpicture #golook #all_pixs #gmy #instacool #igersoftheday #insta #igersmanila #yolo #fabshots #tag #popularpic #tagstagramers #tagsta.
 
Fermi, gli hashtag più antipatici ve li abbiamo lasciati per ultimi: #follow4follow (ma ti seguisse uno con un'accetta in mano, poi ci fai sapere!) e #like4like (altresì noto come metodo di vendita alternativo, ovvero accattonaggio di superficiali e meccanici innaturali apprezzamenti, dei quali sdebitarsi in tempi brevi pena il "dislike").
 
Tutto questo, cari i nostri lettori, per arrivare mesti alla fine: della località della fotografia non c'è mai (o quasi mai) traccia, perché su Instagram sembra più importante attirare l'attenzione che puntare al sodo. Gli hashtag, quei cattivoni. Facebook, per ora, si salva ancora. Dunque, caro amico che posti immagini di luoghi di vacanza deliziosi, sei libero di infarcirle di descrizioni cerebro-annientanti, come fossero panini da fast food; MA ti scongiuriamo prima di tutto di far sapere al mondo, e a noi soprattutto, DOVE sei stato.
 
E con questo, vi auguriamo buone vacanze. La bionda e la mora di B B Blog sono in partenza. Tranquilli, pubblicheremo sulla pagina Facebook di "Bi Beatiful Blog" le foto del meraviglioso paradiso, che ci accoglierà per alcuni giorni. Volete sapere dove andremo? Non vi deluderemo e daremo indicazione della località esatta. Perché abbiamo provato sulla nostra pelle in attesa di abbronzatura che gli hashtag #in vacanza #ti fregano. Ci risentiamo, qui sul blog, ad agosto!!!
 
Ps: a questo punto, vi chiedete quale luogo sia quello della fotografia del nostro post... E fate bene, il nostro post vi ha colpito a dovere! Torre della Pelosa, Porto Torres, Sardegna.    



lunedì 16 giugno 2014

L'intimo "da spiaggia", per lui e per lei

 Cari lettori di B B Blog, vi confessiamo che eravamo titubanti sul fatto di pubblicare le foto che state vedendo in questo post. Tuttavia, l'orrore e lo sconvolgimento erano tanto ingombranti che abbiamo dovuto trovare sfogo prendendo in mano la tastiera.
 
Ebbene sì, gli occhi strabuzzano e un grande punto esclamativo illuminato a intermittenza lampeggia sulla vostra fronte (che sia di approvazione o sgomento non vogliamo sapere!). Pare proprio che in spiaggia se ne stiano vedendo delle belle. Sicure che i biellesi, per la maggior parte, si asterranno dal praticare questa nuova chiaccheratissima attività, altrimenti ribattezzata da noi "l'intimo da spiaggia", boicottiamo le nuove tendenze più becere con questo acidissimo Zuccherino!
 
Forza. Ci vuole tenacia nell'iniziare a raccontare di lui, il perizoma a laccio o G- String Thong. Il gemello della versione femminile che in Italia è stata fatta conoscere alla massa da Belén Rodriguez, quando l'argentina calcò la scena con la farfallina tatuata sull'inguine in bella vista. Erano bei tempi, osiamo commentare adesso noi; perché ciò che ne sta seguendo rischia di scaraventarci nelle viscere della Terra. Dove di "hot" troveremo ben altro.
 
In sè, il perizoma a laccio non ha colpa. Lanciato da brand specializzati in moda sexy per uomo, questa primavera veniva presentato come un capo ad altissima attrativa erotica.Un intimo per incontri caldi, insomma. E fin lì, ognuno a casa sua s'addobbi come gli pare e piace. Finché alcuni ometti di dubbia classe hanno pensato di appenderselo ai genitali, a culetto scoperto, anche in spiaggia? Certo che no, le aziende produttrici hanno pensato bene di rilanciarlo per l'estate: così, il perizoma a laccio è entrato ufficilamente nella moda mare 2014. E via di fotografie!
 
Cari boxer, cari slip. Caro sano nudo naturale, a questo punto. Non siete i soli ai quali sono state fatte le scarpe. Anche i costumi da donna, infatti, stanno rovinando nel vuoto del vuoto... Nel senso stretto del termine, perché a furia di tagliuzzare e bucare e sfilare, i modelli di "intimo da spiaggia" femminili si sono ridotti a quelli in foto. Capezzoli coprenti e genitali evidenzianti. Si tratta della degenerazione dei modelli "cut out", tutti fili, triangoli vuoti e laccetti.
 
La domanda sorge spontanea un po' a tutti: passi per la versione maschile, ma quella femminile che abbronzatura propone? Sarete a prova di griglia da barbecue o trama di zanzariera. Oltre che di decenza. Ma entrambe - abbronzatura e decenza - sono perse in partenza; quindi, rivestiamoci in riva al mare e, se non avete idee, ecco un nostro passato post su veri costumi e bikini 2014!    

giovedì 12 giugno 2014

Hot pants o... hot panz? Ciccia in libera uscita!

 Quando le lettere fanno la differenza, gente bi-utiful. L'abbiamo pensato ieri, mentre eravamo impegnate a bighellonare per la città, alla ricerca di una ispirazione. E, vi diremo, ci è sembrato che l'idea per questo post ci saltasse addosso con forza bruta. Sfrega gli occhi una volta, sfregali due; alla fine, non ce l'abbiamo fatta più. Deliberato: occorre, per la salvaguardia delle biellesi, un pezzullo sui famigerati "hot pants", che molte ragazzine - nella nostra morigerata cerchia provincialotta - stanno sfoggiando in piena libertà e totale estraneità ai canoni della ripetutamente schiaffeggiata eleganza.
 
Hot pants, abbiamo anticipato. Eh sì, proprio loro, i parenti poveri degli shorts. Pantaloncini ancora più micro, sgambati al punto da lasciare in vista sederini e sederoni. E qui, i nostri occhi hanno avuto seria difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti non identificati: i glutei al vento. Non ammiccanti, come erano soliti fare sotto gli shorts, o avvolti, sottovuoto, nei buoni vecchi leggings. No! Glutei scoperti in pieno pomeriggio, nessun segno di sabbia o ombrelloni a far loro da cornice.
 
Dunque, care biellesi, urge la nostra raccomandazione. Shorts sì, hot pants no. Perché se già gli shorts sono pantaloncini che lasciano a nudo le gambe in tutta la loro lunghezza e vanno trattati con le pinze, gli hot pants non si differenziano da una brasiliana. Ma, e qui speriamo che nessuna ci prenda mai in parola, passeggereste mica in micro-bikini all'Esselunga? E allora per quale biechissima ragione farlo calandosi nelle striminzite stoffe degli hot pants?
 
Si chiama "il nude da evitare in città". La moda con la M maiuscola l'ha teorizzato da tempo, ma sembra che le alte temperature sciolgano anche lo stile. Invece no, gente bi-utiful, è proprio nel periodo estivo che gli abiti vanno portati con grazia. Le pin-up sono roba vecchia (sbuffiamo tutte assieme, su!).
 
A dirla tutta, gli hot pants sono una trovata altrettanto stagionata. Se ne parlava ai tempi d'oro di Kylie Minogue o Rihanna, quando furono rilanciati da Balmain e Versace ad esempio. Oggi, in cui tutto ciò che è mignon rima con fashion (e già la rima è pacchiana, notate!), li si riscopre così, in due versioni abominevoli:
 
a) con i tacchi (l'effetto cubista è garantito);
 
La pubblicità firmata da
Oliviero Toscani
b) con canotte e top a pancia in vista (il principio dello scoprire una parte e coprire il resto va a farsi benedire, fate ciao ciao!).
 
Eppure, è il c) che più ci tormenta. Il punto è il seguente: molte ragazze indossano gli hot pants senza considerare lo spettacolo che da essi deriva. I sederini o pomodorini ciliegini di certo non stanno male, ma fanno paninara. I sederoni o mozzarelle di bufala campana si comprimono e allungano effetto spugna, buchi adiposi compresi. In questo caso, fanno panino.
 
Ohibò, questo spettacolo di ciccia e natiche in libera uscita non  risparmia neppure il giro vita. Gli hot pants sacrificati in corpi "mordibi", sembrano provocare: "Panzettina, straborda innocente, non essere da meno!".
 
Insomma, vi siete chieste se siano veri alleati? No, non lo sono. Sono i vostri nemici numero uno. Lo prova quella pubblicità che nel 1973 ha lanciato Oliviero Toscani, mago della provocazione. Eccola, qui in foto, con protagonisti proprio loro, i micro jeans Jesus Bonn. Fu scandalo il: "Chi mi ama mi segua". Forse diede fastidio più la frase che il capo in sè. E voi, sareste d'accordo con il "chi mi ama mi segua", visto che i pedinamenti, hot pants su, sono garantiti? Pensateci, e al massimo voltatevi con una certa regolarità: chi vi potrebbe seguire, potrebbe anche non piacervi...
 
  

giovedì 5 giugno 2014

Di corda o sughero, non importa: Espadrill...iamo!

Jimmy Choo 2014
Zeppe in pizzo nude
 Dai Pirenei alle spiagge, e non solo. Cari lettori di B B Blog, probabilmente le conoscete da tempo, ma noi vi diciamo che mai come in questa primavera-estate 2014 spopoleranno. Di giorno e di notte, sul lungomare come sull’asfalto cittadino. Sono le Espadrillas!
Gironzolando tra i negozi biellesi, ne abbiamo trovate diverse: modelli per tutte le tasche, che vanno mediamente da 9,99 euro a 49 circa, per poi salire. Insomma una forbice ragionevole, per un sfizio di stagione. Ma cosa ci piace delle Espadrillas quest’anno?
Ebbene, griffe e brand low cost ne hanno prodotto due versioni: basse, ovvero sandali, e alte, ovvero con vertiginose zeppe. In più, le nuove Espadrillas sfoggiano colori e stampe in libertà, basta lasciarsi ispirare. Siete curiosi? Ve ne diamo alcuni esempi:
 
 a) le zeppe in corda anni Settanta della collezione prefall 2014 di Jimmy Choo: il luxury brand è ormai avezzo a rivalutare la zeppa civettuola (una bomba la collezione del 2012, ancora ce la ricordiamo!). Noi vi segnaliamo il pizzo (nero o nude), assolutamente chic! 
SJP per Manolo Blahnik

b) sulle zeppe si è lanciata, nella sua ricca proposta elaborata per Manolo Blahnik, anche la Carrie di “Sex and The City”, Sarah Jessica Parker: ecco la sua SJP Leslie Espradille Sandal, che sfiora i 200 euro, vi avvertiamo!


c) Michael Kors, invece, punta sulla zeppa in sughero e, in particolare, su colori caldi come marrone e senape. E questa potrebbe essere la soluzione sobria, che salva più abbinamenti! Il particolare: MK restringe la zeppa evidenziando il tacco.
 

Michael Kors 2014
Non sono da meno Desigual con i suoi cinturini alla caviglia, Dolce&Gabbana che applica gioielli in punta o Zara Trafaluc, con versioni più economiche. Insomma, che vi possiate o meno permettere scarpe costose come quelle proposte, è l’idea che conta, biellesi: cercate, cercate, cercate le zeppe!

Hermès 2014
Espadrillas basse da uomo
 
E voi ragazzi! La corda quest'anno è anche per i maschietti! Chi tra voi è più modaiolo, può andare sulle Espadrillas basse, quelle che le fanciulle possono abbinare tutti i giorni a shorts e magliette. Mica male le Hermès in tela di cotone argilla e blu: valgono oltre 350 euro, quindi vi raccomandiamo anche soltanto di prendere spunto. Basta l’idea, basta siano Espadrillas!  

lunedì 5 maggio 2014

Se sogni l'ex, mandalo/a a raccogliere conchiglie... Niente è come sembra!

 Non sappiamo se vi sia mai capitato, appena svegli o sveglie. Gli occhi ancora cisposi, i capelli che segnano il Nord - tanti Nord! -sulla calotta della vostra testolina ancora annebbiata dal sonno. E non appena quella foschia d’incoscienza si dirada, lo rivedete tutto insieme: eccolo là, il sogno della notte prima! Un coagulo di azioni, volti ed emozioni che sembrano veri e, invece, si dissolvono tra altri sogni o al trillo della sveglia (la nostra intona a volume massimo “Reload”, non so se ci siamo spiegate!). Ebbene, se è domenica - come è capitato a noi - alzate il telefono, presi o prese dalla voglia di raccontare a qualcuno cosa vi sia passato per la mente. Il sogno della notte prima, dicevamo.

Ebbene, mai come stavolta abbiamo capito che bisogna diffidare, oltre che delle imitazioni, delle apparenze. Sì, perché a rivivere un sogno ci si può divertire o spaventare; ma, dopo il racconto, mentre lo si interpreta (ehi, alzi la mano chi non ha mai cercato di interpretare il significato di un sogno! Solo tu? Vergognati! Ahah) si rischia di restare senza parole: nulla è come sembra!

La telefonata, in questo caso, è arrivata dalla bionda di B B Blog. Voleva capire perché s’era arrotolata nel letto, arrovellandosi nervosa, e risvegliandosi coi piedi sul cuscino con una e una sola sensazione addosso: il punto interrogativo. Che sogno era quello appena fatto? Bene, ve lo raccontiamo brevemente, sentite: si aggirava per una città con il suo ex fidanzato, alla ricerca di qualcosa; questo la abbandona e lei incontra una ex amica, che la saluta come se nulla fosse. Lei fa lo stesso, ma l’ex non lo trova più (e neppure ciò che cercava).

Non ha dimenticato quel fetente? Che è fetente pure in sogno, guarda un po’! E rimpiange l’amica? Perché il distacco e di cosa aveva bisogno?Il morale della bionda rischiava di precipitare: tutti gli elementi erano piuttosto smunti, non le si poteva dar torto. La mora di B B Blog, a questo punto, decide di ricorrere… alla Smorfia Napoletana. Chissà che, oltre al senso del sogno, non si raccolgano numeri fortunati su cui puntare!

E qui viene il bello (o la catastrofe, vedete voi!): secondo la Smorfia, una donna abbandonata dal fidanzato significa “trionfo sui nemici” (segnate il numero: 37). La ex amica sta per “sicurezza in se stessi” (3), attraversare una città una “raccomandazione richiesta” (55) scegliendo una scorciatoia “cercare per avere successo” (22). Insomma che ce frega degli ex: il sogno era una bomba di positività dietro a un’atmosfera degna di Armageddon (senza Ben Affleck o Bruce Willis)!

Il fatto è che alla nostra bionda capita di sognare sempre situazioni terrificanti, deprimenti, psicosomatiche. Come quella volta che si è vista in pancia una ferita profonda, da cui uscivano organi vari: aspettate, volete vedere che…? Esatto, la Smorfia spiega che la ferita indica “un onore” (11) e il budellame o trippa un “buon augurio” (48). A questo punto l'umore della bionda, di fronte a tanti buoni auspici, è decollato.

E qui viene il brutto (o il divertimento, vedete voi!). Cosa s’era mai sognata invece la mora, la notte prima? Raccontarlo, adesso, mette ansia. Già: una notte al mare, dopo aver raccolto conchiglie, ritrova il suo bellissimo uomo seduto sulla spiaggia accanto a un falò. Uaoooooo, niente di più romantico e idilliaco, magari fosse profetico!

Ma la Smorfia? Spiaggia: “incertezza e ansia per qualcosa o qualcuno” (80). Falò di legna: “ribellione alla sorte” (34). Qui si mette male, e infatti: raccogliere conchiglie sta per “responsabilità gravose” (65). Per fortuna che la notte era stellata quindi “scoperta interessante” (3). Attenzione, uomo bello “gioia e salute” (6). E - qui si ride! Lanciatevi! – mare calmo cioè “sfruttare subito” (78).

Stanotte, la mora cercherà di tornare in sogno dal manzo per "sfruttarlo subito", promesso. Attenta, però: meglio un’avventura fugace. Perché? Perché se lui le chiederà di abitare lì, al mare, sarà come proporle un paradiso all’improvviso? No, non sia mai! Abitare al mare è segno di “tradimento di amici” (numero 68). Ma possibile?!

Morale: chi era che diceva i sogni son desideri? Eh, crediamo non abbia mai letto la Smorfia Napoletana.