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domenica 9 novembre 2014

Se le impostore siamo noi!

Il Truffato (e capirete poi perché lo battezziamo così), per noi di B B Blog, è un amico, oltre che un grande creativo. La fantasia e il senso dell'umorismo non gli mancano, così, quando ci ha segnalato uno scherzetto che ha fatto il giro del Biellese, abbiamo pensato di farne un post.
 
Giusto perché lo scherzo comincia proprio da lì, ovunque e in insieme in nessun luogo ma quel che è sicuro è che si tratta di una catena di post. O meglio di status, i pensieri giornalieri, che Facebook permette di regalare ai propri contatti, insomma.
 
A dire il vero, anche noi di B B Blog siamo rimaste scottate dallo scherzo di cui vi racconteremo, e come tanti internauti ce la siamo vista brutta (per 1 secondo solo, eh, state tranquilli!)! Volete sapere di quale scherzo andiamo cianciando? Un passo indietro: l'altro giorno leggiamo, sullo status che condivide il nostro amico, di un debituccio mai saldato. Ecco qui:
 
"Un anno fa ho prestato 1000 Euro a questa persona. Quando gli servivano mi chiamava 10 volte al giorno, ed ora quando li chiedo indietro o non mi risponde o si inventa scuse sempre più assurde. Non ho bisogno di questi soldi, ma ora che sono sempre più convinto che non li avrò mai più indietro, mi vedo costretto a pubblicare questo post, così se lo conoscete e se ve li chiede anche a voi..
NON PRESTATE I SOLDI A QUESTO APPROFITTATORE PERCHE' NON LI AVRETE MAI INDIETRO!!! Que
sto è il suo profilo http://www.fb.com/profile.php?=75876879
N.B. Se non credete in voi stessi, come potete essere credibili con gli altri?
P.S. Non per tutti".
 
Caspita, un pensiero bello forte, una questione spinosa e sicuramente importante. Ma vediamo chi è quell'impostare - abbiamo pensato anche noi, notando il link a un simil profilo - che, bravo il nostro Truffato!, viene smascherato sulla pubblica Face-piazza. Clicchiamo, quindi,  sul profilo linkato e, machecavoloscrivenonèpossibilesonoscherzidafarequesti?, ci rendiamo conto che le impostore... siamo noi! Momento di panico. Scende il gelo che immobilizza. Scricchiola la nostra autostima. Il cervello, al contrario, frulla. Rewind delle malefatte in atto: zero. Rewind del livello di armonia tra noi e il nostro amico: molto buono. E allora?
 
Perché accusarci senza motivo? Scandagliamo i commenti allo status: sono di utenti terrorizzati e sollevati, proprio come noi. Allora - sospiro! - capiamo. Non è che un "maledetto" scherzo. Chiunque clicchi si trova faccia a faccia con il proprio profilo. E infatti tutto quadra e si spiegano il nota bene: "N.B. Se non credete in voi stessi, come potete essere credibili con gli altri?" e il post scriptum: "P.S. Non per tutti".
 
Eh sì, perché si tratta di uno status che crepa il cuore, all'inizio. Ma poi, ammettiamolo, un sorriso - di cuore, pure quello - ce lo strappa. In questi giorni, a proposito, le critiche non sono mancate: diversi giornali nazionali ne hanno parlato, sottolineando che i più suscettibili o chi la prende sul serio stanno minacciando querele agli "amici truffati". L'accusa è di calunnia.
 
A ognuno la sua visione delle cose. C'è qualcuno che la considera, invece, una bella lezione di moralità, dato che lo spavento aiuta a non voler incappare mai in una situazione del genere. Volendo non considerare il rischio che si esageri linkando profili espliciti di altri utenti, diciamo: Facebook sceriffo non ce l'eravamo ancora immaginate! E voi? ;)

Ciak! Si gira il "Cine-disturbatore!"

Può darsi che tanti di voi, cari lettori, non amino andare al cinema e preferiscano, invece, restare a casa propria a guardare un film in tv o in streaming. In quel caso, non potremmo darvi torto, perché è un'abitudine molto più comoda e poco impegnativa.
 
Chi come la bionda di B B Blog è, invece, un cine-addicted sarà senz'altro d'accordo con lei nel sostenere: "Volete paragonare al solito divano di casa il piacere di vedere sul grande schermo i nostri attori preferiti? E poi quel silenzio e il buio assoluto e le comode poltrone di velluto imbottite... Come potete farne a meno?". Anche questa è un'abitudine, forse tra le meno gettonate oggi. Ma che resiste, da buon vintage.
 
Bene, cari lettori bi-utiful, veniamo al dunque. Quello che vogliamo raccontarvi in questo post è ormai una prassi, nell'abitudine vintage di andare al cinema. Una maleducata prassi, per essere precise, che noi di B B Blog - pie discrete personcine affondate nell'imbottitura del velluto rosso e perse a naufragar tra i pollici dello schermo oversize di ogni cinema che si rispetti - proprio non tolleriamo e per la quale vogliamo protestare, ecco!
 
Assumete tutti un muso imbronciato. Così. Alzi la mano chi ha avuto a che fare, almeno una volta nella propria vita, con lui, il disturbatore seriale! Il classico tipo che credevamo fosse andato fuori moda e che, invece, è più attivo che mai.
Attivo, infatti, è la parola giusta. A molti sarà capitato di incontrarlo, a noi è proprio caduto tra capo e collo, mentre stavamo aspettando l'inizio di un bel film.
 
Al cinema. Perché proprio al cinema, posto inadatto per lui, si aggira il disturbatore seriale. Lì dove la sua azione, altamente tecnologica, più spicca. E anche spicca è il verbo adatto a questo racconto.
 
Ma andiamo con ordine. Scena tipica: siamo in sala e guardiamo con noncuranza  i trailer che ci vengono proposti. Lo sentiamo la prima volta, e non ci facciamo caso. Lo risentiamo, e inizia il fastidio. Lo sentiamo ancora, e sale il nervoso: è un rumore che si fa sempre più insistente, come  quello di  una macchina da scrivere impazzita, e così ne  cerchiamo la fonte attivando il nostro radar multiuso (quest'estate è servito ad altro, ricordate gli occhiali fluo per miraggi assicurati?).
 
Scannerizziamo la sala e finalmente inquadriamo colui/colei che, a fianco a noi, scrive pressando in tutta concentrazione il touch screen del suo cellulare (il nostro non ha campo e il suo sì, chissà poi per quale motivo, mah!). E fregandosene del disturbo e dell'irritazione che fa serpeggiare tra gli altri presenti, noi in particolare. Il nervosismo, di cui scrivevamo prima, inizia a invadere  i nostri corpicini ma, visto che siamo ragazze new age ricorriamo alla respirazione profonda, alla ricerca della calma interiore.
 
"Starà scrivendo: 'Inizia il film, spengo il cellulare. A dopo'", vogliamo credere.
 
Chiaramente, no. Mantenere la calma è più facile a dirsi che a farsi. Le cose sembrano per un momento migliorare, le luci si spengono e finalmente il film comincia: "Oh, con noi s'è tranquillizzato pure il digitatore cafone... Godiamoci la visione...". Peccato che dopo soli 15 minuti la nostra vista viene distratta da un bagliore. Ed è un bagliore che non proviene dallo schermo del cinema. Trasaliamo:
 
"No, non può essere. Sarà ancora lui  che, impenitente, si mette a guardare il telefonino, nel buio della sala?". Certo che è lui. Fa luce una volta, buio. Due volte, poi buio. Tre volte, poi buio. 
 
"Ma cosa sta aspettando, l’estrazione del Superenalotto? Questo è davvero troppo! Avremmo voluto farglielo mangiare, quel maledetto cellulare, anche perché una volta passi ma vedere un film con le luci a intermittenza del suo aggeggio telefonico è impresa per mastodontico-cerebro-attrezzati, ai quali noi non ci sentiamo e non vogliamo appartenere!
 
Quindi, non molliamo: il film va visto come piace a noi. Al momento dell’intervallo ci alziamo per zampettare in un’altra fila. Non senza lanciare un'occhiataccia all'ex vicino/vicina, che nella nostra mente avremmo decapitato con una katana, intutate in stile Kill Bill (il colore ocra è il must dell'autunno inverno 2014, l'avete notato, no?). 
Solo allora, caro il nostro disturbatore seriale, nell'istante in cui avresti alzato i tuoi occhi arrossati dal cellulare per focalizzare la katana balenante sopra di te e ti fossi reso conto di essere al cinema - ohperbacco!- e non sul divano di casa, dove ti è concesso di disturbare tutti e, se tutti non ci sono, anche soltanto te stesso, ecco solo allora avresti capito. La fortuna, però, gira a tuo favore: avremmo voluto decapitarti, dicevamo. Noi di B B Blog siamo per la non violenza.
E come dice Bill: "La ragione per cui non lo faremo è perché questo ci farebbe cadere in basso". 
Attento, comunque. Che prima o poi , dall'alto, un bell'improperio lo riceverei. E sarà più ticchettante, rumoroso, insistente, sfolgorante del tuo tac selvatico. Ka- ta- na!

Ps: in questo amaro Zuccherino raccontiamo di un vicino/vicina, perché i disturbatori in cui siamo incappati sono più d'uno, per più sere, d'ambo i sessi!

Alla Rivetti si gira il remake di "Laguna blu"!

L'effetto Laguna Blu,
di cui parliamo nel post!
 Ve lo ricordate? "Laguna blu" è stato un film culto, che non è mai passato di moda. Nel senso che, ovunque noi siamo, ancora oggi una determinata situazione ci fa riaffiorare alla mente scene o atmosfere che infarcivano "Laguna blu" di zucchero, taaaanto zucchero, e bei posti. E, poi, di acqua, acqua, acqua. Taaanta acqua!
 
Ebbene, chi avrebbe immaginato che anche la Rivetti ci riaprisse un cassettino della memoria? E che la sua vasca - stracolma di bambini sgambettanti, ragazzi pinne-dotati e signore o fanciulle armate di cavigliere  di spugna pronte a tutto per mantenersi in forma -, sì proprio la vasca della piscina Rivetti di Biella, non solo ricordasse ma si travestisse da "Laguna Blu"?
 
Signori e signore, è successo. Ma che diciamo, continua a succedere. Succede che, da un paio di settimane, alla piscina comunale è proposto un vero e proprio spettacolo. Le luci della struttura olimpionica  vengono spente ogni venerdì sera, dalle 19.45 alle 21. Al loro posto restano sfarfallanti quelle subacquee! La foto, anche se non è della vasca in questione, rende bene l'idea.
Immaginatevi la scena: vasca gremita, urla, fischietti, musica, lo splash dei tuffi e gli sciaf delle bracciate. Noi di B B Blog dentro, tutte intente a compiere la nostra missione personale (un'adrenalinica lezione di aquagym della Libertas Nuoto Biella), fuori acqua a secchiate. La nostra seduta di fitness acquatico dura ben 60 minuti, a differenza dei corsi proposti dalle altre società sportive. Un "allungo" che ci costa fatica, ma dobbiamo ammetterlo, ci ha permesso di godere di questo travestimento in notturna.
Dicevamo, noi di B B Blog ci muoviamo, muoviamo, muoviamo in acqua; quando all'improvviso, cala il buio. "Cosa succede?", "Sarà saltata la corrente?". Resta la musica, che ci dà ritmo, a riempire l'aria, poi via di fischi. E invece, nuotatori di poca fede, tac!: la Rivetti cambia colore, proprio come se fossimo in un centro benessere. Le increspature si muovono sul verdeacqua, gli spruzzi sono più trasparenti del trasparente. "Mai vista la Rivetti così bella, chi la vede per la prima volta perde la parola!" (tranne noi, che comunque troviamo parole anche per scrivere, imperterrite!).
Da quel venerdì, il momento dello stretching, accompagnato da una musica iperrilassante, ci sta facendo concludere in maniera inaspettata le nostre lezioni di acquagym. Mancavano soltanto i cocktail a bordo vasca, e sarebbe stato un vero e proprio paradiso!
Che dite, siete curiosi di andare a vedere per credere? Fatelo, sappiate però che la bella trovata non è esente da critiche, soprattutto perché a quell'ora si svolgono ancora i corsi di nuoto e gli allenatori, da bordo vasca, faticano a seguire gli atleti… Bisognerebbe dotarli di un caschetto con torcia incorporata, stile minatore, per poter svolgere al meglio il loro lavoro, azzardiamo noi… Eventualità che ha una sfumatura senza dubbio divertente, anche se assolutamente impraticabile. In più a noi di B B Blog è sorto un dubbio: come faranno i bagnini a  soccorrere qualcuno in difficoltà, a localizzarlo in meno tempo possibile, tra le ombre della "Laguna Blu"? I secondi, a volte, sono preziosi.
Insomma, cari lettori, chissà quanto durerà l’iniziativa  visto che le lamentele degli “addetti ai lavori” si stanno facendo sempre più insistenti. Vi invitiamo, se volete gustarvi il paradiso subacqueo, a decidere in fretta. Che le cose belle, diceva qualcuno, finiscono subito.
Ma anche no, speriamo noi. E, nel frattempo, continuiamo a goderci la nostra lezione “a lume di candela”.

giovedì 6 novembre 2014

Whatsapp, cambi nome? Colpa della nuova spunta per i messaggi "letti"!

 Eccola, ci siamo! Snella, giusto due baffetti, e colorata: da grigia passa ad azzurra nel momento saliente, cioè il momento della verità. La fucilata di secondo, nella quale il destinatario del nostro messaggio presta attenzione a noi, dall'altra parte del muretto di Whatsapp, e sceglie: o ci considera, rispondendo, o ci snobba, lasciandoci in balia della spunta azzurra.
 
Biellesi, ve ne siete accorti? La spunta di Whatsapp si è aggiornata: finalmente ci segnala se i nostri messaggi sono stati letti. Gulp, che ve ne pare? Che la pace dei giorni nostri è - possiamo annunciare la diagnosi - terminata.
 
Rivoluzione tanto attesa, la spuntaccia: da tempo ci si sgolava per far capire che i due baffetti in basso a destra non facevano che segnalare l’avvenuto invio del messaggio ai server dell’app (prima spunta) e del fatto che il destinatario lo avesse ricevuto (seconda spunta). Ma non letto.
 
E invece, cari lettori, è tempo di trasparenza, sembra voler significare la novità! E sapete a chi abbiamo pensato subito, noi di B B Blog? A Lei, che sognava ben altro per Whatsapp, ve lo ricordate? Se no, leggete qui!
 
Adesso, dovrebbero proprio scriverlo come preghiera o raccomandazione: uso moderato dell'app. Un po' come si fa con i medicinali. Temporeggiare non è più concesso, aspettare tanto meno: questa spunta è muta, ma parla persino troppo, non pensate anche voi?
 
Dov'è finita la privacy? Dove la calma? Già immaginiamo il folto mondo che si crogiola su un messaggio, mentre il resto arranca in giustificazioni improbabili.
 
"Risponde? Perché, se l'ha letto, non mi considera? Che starà facendo? Cosa vuole dirmi?".
 
Ci seiiiiii? Ci seiiii? Non rispondi???? 
 
"Nooo, adesso sa che l'ho letto, come faccio? Devo scrivere, cosa scrivo? Quanti secondi ho per scrivere?".
 
Sarà inevitabile: Whatsapp finirà per cambiare nome. Per tutti, chi in attesa e chi in finto esilio. Chi col cuore a mille dall'agitazione e chi col cuore intrippato dal nervoso. D'ora in avanti, credeteci, chiamatela WhatsArgh!

mercoledì 29 ottobre 2014

Questa è Biellaaaaaa! (... e non urlare, per favore, che sto leggendo!)

Big Jim d'epoca
 Cari nostri lettori, è da un po' che ci sentiamo circondate. Sapete, è una sensazione inspiegabile che sta a poco a poco prendendo forma: come se uno stuolo di creature aliene o altre entità umanoidi si stesse lentamente moltiplicando, nella nostra piccola città. In mezzo a noi.
 
Non vi sentite, a questo punto, circondati anche voi? Non vi guardereste attorno, con il cuore spiegazzato dall'ansia, per identificare uno, due, se siete bravi e attenti, tre di questi Visitors del 2014?
 
Non farete molta fatica, e non servirà neppure troppo impegno. Sì, perché Biella sembra essere diventata fucina di body builder, sollevatori pesi, palestrati in genere.
 
Tutti culturisti, tutti pronti a tener su massi informi, tirare, soffiare come gatti incarogniti, imperlati di sudore, pur di gonfiarsi come una mongolfiera. I magri, poi, tirano fuori una rabbia spaventosa: si rifanno dell'aspetto conquistando stima in loro stessi, aspirando a diventare come i più spessi: non ci riusciranno mai nel fisico, nel cerebro sono sulla buona strada. C'è poi quella straordinaria categoria, alimentata dalla moda dei Vip, che è pronta a uccidersi per il venerato CrossFit. Buon Gusto, perdonali, perché non sanno quello che fanno!
 
Capiamoci, tenersi in forma è da sempre sinonimo di salute. E sul punto non osiamo obiettare. I nuovi Visitors biellesi, però, intendono la palestra come motivo di essere, di vivere, di pensare. Un'estetica fine a se stessa (scusate l'inciampo filosofico, ma con tutti questi muscoli dobbiamo riequilibrare le priorità pure noi, che i lustrini li amiamo ma non li adoriamo!!!), che sta prendendo a badilate la concezione di maschio perfetto. Lo leggiamo oggi sull'Huffington Post: ringraziamo vivamente la ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, che sottolinea che i gusti delle donne vanno verso il naturale e il delicato.
 
Fanno l'egiziano col braccino pensando di far vedere chissà cosa: ecco il muscoletto che ore e ore, giorni illimitati, pesi intercambiati e costanza da vendere (l'unica forma di costanza che conoscono, dato che non sanno tenere una donna, non sanno dire no a un cocktail di troppo, non sanno trovare soddisfazione al lavoro, molte volte) hanno violentemente scolpito. Velo pietoso sulle foto che traboccano da Instagram, che ritraggono i pettoruti in bagno a mostrare pubblicamente la loro superficie liscia di galletto...
 
Ma che vi credete, Big Jim in carne e ossa? Che stupite, prendendo pose studiate che evidenziano i vostri rigonfiamenti? Ma non pensate che i bubboni che vi spuntano addosso, ormai spuntano ovunque (temiamo anche sugli animali domestici di questi esemplari ginnici), stupiscano le donne meno di sentire uno che sa che il Grande Fratello non è solo il nome di un reality show? Che ricorda di cosa tratta il Canto V della Divina Commedia? O, più volgarmente, che si abbassa a sollevare un portafoglio volato a terra (posa non studiata)? Cose, insomma, che non si misurano in chili ma hanno un peso astronomico?
 
Vorremmo davvero non assistere all'apertura stile virus irrefrenabile di palestre o simili. Soprattutto perché il contagio dei Visitors, in tempo di pressapochismo, è davvero letale. E ci guardiamo attorno preoccupate, e ditelo: anche voi, adesso, no? Sono assai rari i casi in cui i cultori del fisico siano appassionati d'altro, che non limitino tutto all'apparire. Insomma, gnocchi sì ma non gnucchi. Questo solo chiediamo... E un libro una volta al mese, eh? Siamo, in fondo, più magnanime della mela al giorno. E pure quella teneva lontano dal dottore, recitava il detto!

lunedì 20 ottobre 2014

L'ArraffaTutto (che si nasconde al ristorante)...

 Cari lettori bi-utiful, sapete che siamo ingorde di nuove tendenze e che teniamo a farvele scoprire il prima possibile. Ecco, sappiate che la tendenza di cui vi parleremo in questo post, in realtà, non avremmo mai voluto anticiparvela! Grrr, e grrr. E grrr.
 
Detto questo, ora tocca spiegarvi il perché. Ebbene, ricreiamo la circostanza. Teatro del fattaccio/possibile nuovo trend un localino biellese di fresca apertura, in cui si pranza e cena "alla moderna". Atmosfera easy, buona birra, quattro chiacchiere col personale sempre gentile. Insomma, luogo alla mano che scalda l'umore.
 
Invece, proprio sotto questa coltre tiepida di accoglienza, il gelo! Il gelo, quello che abbiamo sentito noi (e ancora sentiamo, e voi sentirete) alla fine di questa avvilente storia. Grrr, e grrr. E grrr.
 
Finita la cena, paghiamo. L'uomo capelluto alla cassa scherza e ci saluta calorosamente. Noi gongoliamo, pancino pieno e allegria in corpo. Una di noi arriva a casa (la mora, gli inconvenienti a lei, gli abbordaggi alla bionda: come si spiega questa palese disparità di accadimenti, signor Destino?), e cosa realizza? Realizza di aver dimenticato il suo stiloso scialle tricottato nel localino.
 
"Pazienza, domani chiamo e torno a riprenderlo", pensa l'ingenua morettina. E si abbandona a un sonno pacifico.
La sua cieca fiducia nel genere umano, però, è destinata a evaporare: flop, puf, pum. E tutto per l'insospettabile trend che speriamo non si diffonda nel resto del Biellese, e resti ingabbiato lì in quelle quattro mura, dove si mangia "alla moderna".
 
"Buongiorno, vi disturbo perché ho dimenticato il mio scialle ieri sera. L'avete trovato, vero?".
"Aspetti che sento il collega di turno ieri" [...] "Sì, signora".
"Bene, passo a prenderlo, allora!".
"Guardi, passi però alla sera, perché lo scialle non è al locale".
"Ah no?".
"No, il collega di turno ieri se l'è portato a casa. Lo riporta stasera così lo può prendere!".
"Va bene...".
 
Va bene, lo starete dicendo anche voi, un bel cavolo d'orto! Ma si può sapere perché il "collega di turno ieri" ovvero l'ArraffaTutto s'è portato a casa un oggetto di proprietà altrui? No, non provate a giustificarlo: non certo per salvarlo da altre mani, dal momento che sono bastate le sue! L'ArraffaTutto non ha atteso neppure 24 ore e, sprezzante del pericolo che il legittimo proprietario si facesse vivo per reclamare ciò che gli spetta di diritto, s'è rubato il tesoretto! Che se ne sarebbe fatto, ci chiediamo ancora:
 
*Scialle tricottato = copertina per le sere solitarie e frescoline a casa.
 
*Scialle tricottato = regalino per fidanzata/mamma/nonna.
 
E noi di B B Blog, invece, che abbiamo fatto? Ce lo siamo andate a riprendere, certo che sì! E non perché fossimo spilorce, ma per questione di puntiglio. Insomma, abbiamo voluto soffocare sul nascere l'inelegante prassi di arraffarsi oggetti d'altri, per di più sul luogo di lavoro.
 
Essendo clienti, come recita il motto, abbiamo ragione. E come trend setter l'ArraffaTutto ha poche possibilità di successo. In questo caso, tutto è bene quel che finisce non bene, ma in qualche modo. La nostra frequentazione del localino è ora in serio dubbio, purtroppo (non ce ne vogliano i cuochi e il nostro pancino). La sola, vera tiepida coltre presente, ahimè comprendeteci, era infatti il nostro scialle. Tricottato. Caldo. Morbido.
 
Che scalderà noi. Grrr. E nessun altro. Tiè!

giovedì 9 ottobre 2014

Vuoti a perdere. Vuoti pieni.

Fotografia di Riccardo Poma
(blog "Vuotiaperdere") 
Non è che questo nome non ci piaccia, anzi. E' un'espressione d'impatto, che delinea chiaramente i contorni di un progetto unico e raro. Ma - non sappiamo voi - col tempo questo nome, "Vuotiaperdere", sembra vada sempre più stretto.
 
Sì, più stretto. Perché il lavoro delle mani e degli occhi che viaggiano a caccia di questi "vuoti" più che a perdere, vanno a... riempire. Pensateci: finite sul suo blog, leggete che si tratta di arte e denuncia insieme, non potete che restare ammaliati dall'incanto di descrizioni e fotografie che - paradosso dei paradossi - fanno di un vuoto un pieno degno di essere immortalato e di un brutto, tremendamente brutto, un bello in fondo, che ha del magico. Il tutto grazie a quelle mani, che mettono per iscritto la storia dei luoghi vuoti disseminati nel nostro Piemonte e in particolare anche nel nostro Biellese, e a quegli occhi che hanno saputo andare oltre i calcinacci, le tegole sbriciolate, la muffa sui muri e il silenzio dell'abbandono. Le mani e gli occhi di Riccardo Poma.
 
Ecco, dicevamo, finite sul blog e venite letteralmente catapultati in questo Altrove. Una volta spento il computer, però, vi rendete conto di esserci ancora dentro, ginocchia piegate, fino al collo. I vuoti a perdere, dei quali Riccardo ha fatto artistica denuncia e per i quali grazie alle sue splendide immagini è forse destinata una miglior vita (almeno, una seconda occasione, che è quella di non soffocare tra le erbacce, mangiati dal tempo, come non fossero mai esistiti), davvero riescono a riempire chi ne viene a conoscenza. E lo cambiano. Lo toccano. Lo emozionano.
 
In fondo, cari biellesi, Riccardo Poma è riuscito dove tutti falliscono. Perché il suo è un vuoto che non si vede soltanto. Si sente. Dentro. Lo sapete anche voi, siamo gente abituata a descriverci anche attraverso i nostri difetti, ma che mai accetterebbe di avere limiti. Il limite è lo stallo, l'abbandono, l'incuria, l'assenza di fantasia e voglia di cambiare pelle. Tutto ciò che simboleggiano i vuoti a perdere. E che tristemente esiste, ed è il nostro Biellese.
 
Fotografia di Riccardo Poma
(blog "Vuotiaperdere")
In un'epoca in cui qualunque cosa, sia essa buona o cattiva, scorre diluita nell'indifferenza e nel menefreghismo consumistico a cui siamo assoggettati, i vuoti a perdere se ne stanno lì. Aspettavano di parlare, e qualcuno come Riccardo ha dato loro voce. Aspettavano di venire riportati alla luce, e qualcuno come Riccardo ha avuto la sensibilità e il coraggio di riscoprirli. Aspettavano di mostrarsi, e qualcuno come Riccardo ha dato loro mostra.
 
Ma perché la smettano di essere "limiti" occorre celebrarli, andare da loro, prendere consapevolezza. E - ascoltate bene! - lo si può fare, perché con piacere annunciamo che "Vuotiaperdere" diventa proprio esposizione. Una mostra, appunto, che sarà inaugurata venerdì 17 ottobre ore 21 nell'Area Eventi di Villa Ranzoni a Cossato, e che proseguirà nei giorni 18, 19, 20, 21, 22 ottobre (orari: sabato e domenica, dalle 10 alle 18 e lunedì, martedì e mercoledì, dalle 10 alle 16).
 
Lo sappiamo bene, noi. Che il limite, più che una linea immaginaria, è un vuoto chiuso, che rischia di non restare passato ma di farsi futuro. Immagine di chi gli vive con disinteresse attorno. Noi di B B Blog andremo da loro, dai vuoti a perdere. E più biellesi ci andranno, più potremo dire che sì, di difetti ne abbiamo tanti forse troppi, ma i limiti, quelli, non sappiamo più cosa siano. E i vuoti saranno pieni.