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sabato 26 aprile 2014

Auto animalesche: a Biella arrivano gli specchietti zebrati. Ma sapete delle capote?

 Ve l'avevamo promesso, lettori di B B Blog, e siamo finalmente di parola. Mostrarvi cosa abbiamo trovato nella nostra piccola città, una di queste sere, ci fa ancora sussultare. Sì, perché si tratta di una moda scoppiata già nell'Altrove, che ha bisogno di un bel po' di carica glamour per diffondersi. Ma che, senza dubbio, finisce col piacere!
 
Dunque. Ce ne stavamo passeggiando tranquillamente, quando lo abbiamo notato. Anzi, li abbiamo notati. Particolari, atipici, grintosi. E in pieno stile 2014, dal momento che le tendenze vanno e vengono come onde sulla battigia.
 
Già due anni fa, le auto erano state investite dalla moda animalier. Aveva fatto notizia il bolide/tigre del cantante Justin Bieber, dalla carrozzeria completamente ricoperta di macchie. Solo adesso, qualche aggressivo biellese ha sdoganato, con altezzoso gusto (che approviamo, clappete clappete!), gli specchietti zebrati. Ecco spiegata la foto che abbiamo scattato, un tantino su di giri per la soddisfazione.
 
Dopo le ciglia ai fanali, gli specchietti animalier cambiano l'outfit dei motori anche da noi. Eppure, non sono i soli elementi che potrebbero fare della vostra auto qualcosa di unico. Noi bocciamo il volante e i sedili ricoperti di strisce e macchie, però sposiamo altri elementi decorativi. Quali? Mai sentito parlare delle capote animalier? Ebbene sì, esistono anche queste. E possono rivelarsi un tocco ancora più particolare. In città non gironzolano ancora: datevi da fare! ;)

venerdì 25 aprile 2014

Whatsapp nella vita reale: che ansia, vi pare?

 Whatsapp nella vita reale. Ci avevate pensato anche voi, vero? Eppure, c'è chi ha reso queste idee visibili, in un  video che spopola in Rete e che qualche biellese sta già diffondendo.

L'ideatore della trovata è un ragazzo che con parole semplici e condivisibilissime spiega (facendo morire dal ridere!) come questa app ci stia, più che divertendo, stressando.

Anche Whatsapp si avvia al tramonto, pian piano? Noi, che anticipiamo tendenze, rispondiamo di sì, ma ne avremo ancora per un po'.
 
Vi ricordate il nostro post sul Bidonaro Biellese? Ecco, questo video è la prova per immagini. Godetevelo!

 

 

giovedì 17 aprile 2014

Se Facebook farà fuori Whatsapp, Lei ringrazia!

 Non sentite un leggero soffio al cuore? Su internet serpeggia l'allarme generale: oddio, Facebook chiuderà Whatsapp? L'ha comprato per farlo fuori, e ci propinerà la sua app Messenger? "State tranquilli", si infastidisce Lei. "Tanto ne stiamo avendo più fregature che altro, da Whatsapp...".
Eh beh, non possiamo darle torto. Perché mentre una di noi di B B Blog era chiusa nel camerino di un negozio a provarsi un nuovo paio di leggings (e tirava, tirava, facendosi su come il segno dell'infinito...), l'altra distrattamente è incappata nello sfogo di altre due clienti. Lei, quella che proprio non sopporta Whatsapp, una volta era una normale fruitrice del servizio: normale nel senso che controllava il cellulare ogni dieci minuti circa, cambiava foto ogni mese, si intratteneva per tutta la giornata chattando con amici e flirt. Credendo che Whatsapp fosse dalla sua parte (Gli asini volano, sai?)
 
Invece, - tuoni un organo! - è stata tradita. Bè, non proprio: mentre nel camerino si consumava la lotta contro il leggings indomabile (poi domato), il racconto si faceva sempre più intenso. Ha per protagonisti Lei, Lui il Paccaro, e quello che in gergo viene chiamato "bidone". La storia è semplice: Lei e il Paccaro si scrivono per settimane, non si sono mai visti ma conosciuti tramite Facebook. Studiano entrambi all'Università, hanno argomenti da condividere. Si capiscono, il maschio le appare illuminato rispetto alle lampadine fulminate che ombreggiano in giro. Finalmente scatta l'appuntamento, dalle modalità per noi oscure (il leggings calzato doveva essere mostrato, capirete...). La fine della storia, però, non ce la siamo persa: Lui non si è presentato. O meglio, per tutta la giornata è sparito, non l'ha cercata. La poverina ha aspettato invano conferma e, masochismo o buona educazione?, si è presentata sul posto all'ora concordata, ma del Paccaro nessuna traccia.
 
A questo punto, entra in gioco Whatsapp. "Si è collegato diverse volte, e non ha pensato neanche di scrivermi una balla, cioè che non poteva più vedermi? Quando mi contattava a tutte le ore?". Eh sì, alla cassa mentre il leggings veniva imbustato sotto il sorriso compiaciuto della commessa, abbiamo  - noi di B B Blog - elaborato lo stesso pensiero: ci si sta attaccati minuto per minuto, ma non si è mai così distanti. Succedeva così anche ai tempi degli sms, ma quegli sms si pagavano e venivano centellinati. Almeno non si abusava di una comunicazione inutile, eppure pressante. Il Paccaro scriveva a Lei per riempire il tempo, perché scrivere su Whatsapp è una necessità. Sentire il suono di un messaggio ricevuto diventa un ritornello che - guai! - se manca, ci annoda lo stomaco. E allora, presi dal panico e digitazione compulsiva, vai! scriviamo al primo/ alla prima che ci viene in mente.
 
Stoooop, cara Lei. Mentre uscivamo, la ragazza chiedeva all'amica: "Devo scrivergli che è uno... (bip!)?". Speriamo l'amica abbia risposto con un categorico N.O. Tanto il Paccaro altri Pacchi serenamente donerà (trullallero...). Lei, però, potrà non farsi fregare un'altra volta da Whatsapp. Guardati bene, cara Lei, da quel "visualizzato" che non ha risposta. Perché "vince chi è on line e non risponde". Chiamasi maleducazione sentimentale, che è la nuova faccia tecnologica del "bidone virtuale".
 
Noi di B B Blog le whatsappiamo un consiglio, quando non saprà se affidarsi ai messaggini emoticanti (se assunti con cautela, non sono nocivi, dai!):
 
1) Scegliamo foto esistente
 
2) Inviamo a Lei:


 
 

 
 
    

mercoledì 16 aprile 2014

Lo Zuccherino di B B Blog - Porgimi il dito e saprò chi sei (mah!)

 
 Vi stiamo guardando le mani. Lo ammettiamo, per un momento non ci concentreremo su vestiti e accessori. E lo sapete il motivo? In realtà, questa è una mania che serpeggia ancora nelle grandi città; tanto che lì gioiellerie e bigiotterie straripano di simili articoli. Che - e questo rende lo Zuccherino di oggi acidissimissimo!- molti non si accontentano di regalare, ma egoisticamente e tronfiamente comprano per loro stessi. A Biella ancora non si sono fatti strada, ma temiamo il peggio: raccomandiamo attenzione e discernimento, gente! ;)
 
Di che parliamo? Prima consentiteci un passettino indietro: all'origine furono i bracciali rigidi, componibili di lettere e icone varie. Oggi, passo avanti, sono gli anelli. O meglio, le iniziali. Le vedete in foto. Applicate sopprattutto ad anelli, ma appese sovente, a mo' di medaglietta, ai braccialetti. Tendenza, questa, prettamente femminile. Mentre gli anelli personalizzati, quelli, coinvolgono anche, e sembra per ora di più, i maschietti.
 
Come a dire: ecco il sigillo reale della mia personalità. In effetti, l'anello chevalier richiama un'antica tradizione nobiliare. Ai tempi nostri, ahi noi, potrebbe al limite richiamare la "Z" di uno Zorro tutto fuorché spadaccino che, lanciata su un pugno, si stampa come un trasferello sulla guancia del rivale. O semplicemente un'alzata di cresta di chi adora gonfiare il petto portandosi in giro, al dito mignolo come vuole lo chevalier ring, il proprio "io" ("i" minuscola).
 
Ecco, gli anelli (tozzi, che meno fini non si può) marchiati da iniziali, sovente diamantate (ed è il colmo dell'auto-celebrazione), ci piacciono poco. Non hanno reale utilità estetica, se non quella di far vetrina di sè, ma in modo esagerato. Sono espressione dell'accattonaggio di una personalità che non si possiede. Ve li sconsigliamo, lettori e lettrici biellesi. E sapete anche perché? Perchè a lungo andare questo esibizionismo delle "lettere" finirà con lo sgonfiarsi da solo: sarete una D in mezzo a tante D. Su un anello tozzo. E al mignolo. Meglio sarebbe allora optare -come potete vedere in foto - per altre immagini o simboli: ci sono i classici cuori, teschi, corone (ma no!) ai più interessanti putti e unicorni. Fino, e questo ci piace molto!, a brevissime frasi. Insomma: il nome non fa mai gusto, ma il gusto - quello sì, che fa il nome!

lunedì 14 aprile 2014

Lo Zuccherino di B B Blog - Testa di platino (oh oh!)

 Audace lo Zuccherino di oggi; vero, lettori di B B Blog? Eh sì, quando ci vuole ci vuole! Perché nel momento in cui percepiamo aleggiare qui, nell'aere fluttuante tra la puntina del Mucrone e la macchietta acquosa di Viverone, una tendenza abominevole, sentiamo l'isterica esigenza di dire la nostra.
 
Che qualcuno - noi, e voi se concorderete - parli, o taccia per sempre. Ma nessuno si lamenti, poi, degli esemplari di teste che potrebbero materializzarsi tra la primavera e l'estate. Perché, e qui siamo tenute a essere obiettive, viene sbandierato come il sempreverde colore della Monroe, ma - siamo serie e pure un po' arriccianasi - ci si rende conto che ben poche godranno di quell'effetto? 
 
Riavvolgiamo la pellicola del discorso. Dunque, lettori e lettrici, va di moda il biondo platino, tendente al bianco. Bravi, così vi vogliamo: con quel sorrisetto strafottente stampato sulla boccucia. Ci ha pensato Chanel a infilare in passerella tanti caschettini bianchicci, tra le sue super modelle. Il fatto è che, e ancora ci crediamo poco, il biondo platino è debordato fuori dalla sfilate, e potrebbe fare capolino sulle strade (urletto soffocato...). 

Vogliamo salvarvi da tutto questo. Non solo perché ci ha pensato già Lady Gaga a imbiondirsi convinta, e ogni volta che lo fa lei tutto poi sembra una copia. Ma una copia di qualcosa di kitsch. Lei non se la cava male sotto ciocche biondissimissime, vuoi la sua vena provocatoria. Sodalizio visivo con la creativa Donatella di casa Versace, da sempre rampante portatesta dell'extra biondo (sotto, in foto). Pausa, un attimo ancora di pausa. Ma noi siamo per quello che dona, e salvo rari casi con il platino non si può scherzare. Soprattutto perché sta bene su poche, quasi a nessuna per la verità: plastifica, fa rococò. Sposa addirittura - e questo è troppo! - le sopracciglia più scure, con le quali viene abbinato in perfetto stile '80-'90. 



Ma, e qui andiamo sul tecnico, a patire l'effetto bianco lunare sono i capelli. Già perché il biondissimo o il biondo platino se lo può permettere esclusivamente:
 
1) chi ha capelli corti (sconsigliati categoricamente i lunghi!);
 
2) chi ha una base naturale adatta (già intravediamo le ricrescite, coltellate da più parti...).

Tenendo presente che:
 
3) la decolorazione di suo non fa bene;
 
4) solo la pelle chiara invoglia al colore chiaro (penserete mica di abbronzarvi poi? Eh, su questo siamo convincenti, vero?).
 
Detto questo, ai biellesi (ometti o signorine) la scelta. Qualcuna in giro, ahi, l'abbiamo già incrociata. Ma attenzione che il modo di dire incombe. Dateci retta, non fatevi le teste di platino! ;)

    

venerdì 11 aprile 2014

Le è scappata la matita, e ci ha inventato un trucco!


Cara Delevingne
per Yves Saint Laurent
Diciamocelo, è da un po' che quella codina si aggrappa alle palpebre di molte di voi. Ma poche l'hanno inciccita come si deve. Si è rimaste sul sobrio, ecco. Invece, care lettrici, dobbiamo comunicarvi che, d'ora in avanti, dovrete usare la mano pesante!

Vi ricordate Cleopatra? Il suo make-up è tornato in auge: duraturo nei secoli, l’eyeliner formato maxy (se ancora ci fate a botte, cercate di avere la meglio perché è meglio come alleato che come nemico...) adesso si impone come cornice più ricercata per i vostri occhioni. Chiedetelo a Bianca Balti, a Katy Perry, a Cara Delevingne (è lei, la bellissima in foto).
 
Per di più adatto a look serali, per conquistare i Cesari e i Marcantoni basta una riga piuttosto spessa, una taglia XXL. Gli esperti, ora che va il tono d'impatto, lo abbinano anche a un rossetto fluo. Insomma, dobbiamo tornare a divertirci anche con il make-up: le più audaci, poi, possono sbizzarrirsi con la versione "a pois", cioè i puntini neri o luminosi o colorati creati lungo la riga inferiore dell’occhio, proprio sotto le ciglia. Le Cleopatre che più fedeli non si può si sono date anche ai ghirigori.
 
Morale del post: v'è scappata la matita? Nascondete tutto espandendo il nero. V'è scappata la matita e un puntino vi ammicca sotto la coda dell'occhio? Salvatelo e affiancatecene altri due. V'è scappata la matita e la riga che taglia la guancia sembra abominevole? No, sarà solo da ritoccare. Insomma, non c'è matita che scappi!

Cura un bambino comprando una borsa di Kaki: Pomikaki!

 Com'era quella vecchia idea? La moda è solo per chi se la può permettere, per chi si ferma ai vizi e ai vezzi. Mmm, capirete che vogliamo ribaltare questo pregiudizio in un post legato a un marchio in ascesa, che è appena arrivato a Biella (altro negozio, altra caccia alla griffe in città: fateci sapere se l'avete scovato!) e che promette davvero bene.
 
Parliamo di Pomikaki. Nome che ricorda vagamente il frutto, il succoso caco. Beh, se anche voi avete fatto questo link, non siete lontani dalla realtà perché il brand di cui scriviamo prende il nome dall'albero di Kaki, che nella simbologia legata ai fiori e al mondo vegetale  conserva il significato particolare di “Non credere alle apparenze". E noi di B B Blog, con la testa già persa tra le fronde del Kaki, ne siamo rimaste affascinate! L’albero è, infatti, il logo di questo marchio tutto italiano, veneto per la precisione, che dal 2012 produce borse sbarazzine e versatili

Il suo esordio al Pitti di due anni fa ha segnato l’ascesa di nuove linee, che prendono il nome di “Mia”, “Audrey”, “Brigitte”, “Twiggy” ed “Eva”. Insomma una prolifera stirpe che va da colori sgargianti e vivaci ai motivi floreali, che si contrappongono alle righe, alle stampe  versione "oceano polinesiano", a forme più classiche ma sempre super colorate (rosso e turchese su tutte). Insomma, un optical contemporaneo che trasmette energia!

Bauletto della serie "Twiggy"
Non solo: le borse di Pomikaki possono essere personalizzate con le proprie iniziali (le richieste vanno inoltrate, gratuitamente, sul sito del marchio) e sono tutte numerate (altrimenti noti come pezzi unici a pezzi giusti!). In Spagna e Grecia già sfoggiano i modelli di quest’estate.

E noi, biellesi? Abbiamo scoperto che Pomikaki sostiene l’associazione mondiale SOS Villaggi, che aiuta i bambini che non possono contare su cure familiari. Vi dice niente La Pina di Radio DeeJay? Eh sì, insieme hanno creato un’apposita borsa a scopo benifico: Cora Bag (prende il nome dalla cucciolotta della dj, il cui peluche è allegato alla borsa come regalo). Cora Bag è in stampa vichy nei colori azzurro e bianco, che ricordano quelli dell’associazione SOS Villaggi, a cui andranno i proventi della vendita.


La Pina con la Cora Bag
In altre parole: moda non rima solo con magni-ficenza, a volte c'è di mezzo anche qualcosa nota come bene-ficienza. Magni-fico!!!